Cronaca

Morto sul lavoro, una madre: «Strage silente, mio figlio aveva 27 anni»

Mirko Serpelloni perse la vita nel 2023 a Manerbio cadendo dal tetto di un capannone: «Ricordo la telefonata. Un giorno ti svegli e nulla è più come prima»
Mirko Serpelloni aveva 27 anni
Mirko Serpelloni aveva 27 anni

Amava esprimere il disagio esistenziale dei giovani con il disegno e aveva creato un suo alter ego al quale, ogni mattina, affidava una massima da postare sul suo profilo Instagram per i suoi settemila followers. E ce n’è una che dice: «Sono arrivato a 27, ma questo mi spaventa».

È il 26 agosto di un anno fa, la sua festa di compleanno, e quel fumetto, probabilmente, non è l’ultimo pubblicato sui suoi social. Mirko Serpelloni, in arte Mirko Sick, ha avuto però giusto il tempo di postare qualche altro disegno, prima di quel tragico 6 settembre.

Stava sistemando la copertura esterna di un capannone in un’azienda a Manerbio, quando è precipitato da un’altezza di sette metri. Morirà cinque giorni più tardi alla Polimbulanza. Mirko era un ragazzo pieno di sogni e di idee, amava il disegno e la musica, e non è riuscito a terminare un fumetto in dieci capitoli che stava realizzando. Era amato da molti però, e i suoi progetti non si sono spenti con lui. A portarli avanti ci hanno pensato la mamma Maruska e la sorella Eva, con l’aiuto degli amici.

Maruska, che cosa prova ogni volta che sente la notizia di un incidente sul lavoro?

Penso che siano morti inutili, che metto al pari dei femminicidi e degli incidenti stradali. È come una strage silente, a cui nessuno da voce. Prima non facevo caso a queste cose, adesso ascolto tutte le trasmissioni che ne parlano e ricordo quella in cui stavano trattando il caso dei cinque operai morti a Firenze. In quell’occasione un giornalista, al quale poi ho scritto una lettera, ha detto che si faceva tanto clamore per quella vicenda solo perché erano morti in cinque, mentre nessuno ricorda quelli che muoiono soli.

Che ricordi ha di quel giorno?

Ricordo la telefonata, quella che ti cambia la vita. Un giorno ti svegli e nulla è più come prima. In quel momento devi trovare la forza per andare avanti, per trovare un senso a tutto questo. Quello che è successo a Mirko e che succede troppo di frequente non è giusto. Sono cose che si possono evitare se alcuni datori di lavoro avessero rispetto della vita, cosa che purtroppo non sempre accade.

Chi era Mirko?

Un ragazzo di 27 anni pieno di sogni e di progetti. Stava cominciando a prendere coscienza della sua vita, a camminare con le sue gambe. Amava la musica e il fumetto. Era conosciuto e seguito con i suoi disegni e stava lavorando a un progetto più ampio: un fumetto in dieci capitoli. Ne aveva disegnati otto. Il resto lo abbiamo fatto noi con l’aiuto di un ragazzo che lo seguiva. Sui social postava ogni mattina una vignetta in cui esprimeva quello che provava.

Oltre il dolore, c’è poi il processo penale?

Processo che dopo un anno ancora non è iniziato. La prima udienza sarà il 3 ottobre e non è giusto aspettare tutto questo tempo. La giustizia ha troppi casi e pochi pm e i tempi sono lunghi per questo. Senza contare i primi giorni quando sono altri a decidere quando riavrai la salma di tuo figlio per i funerali. È uno strazio senza fine.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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