CronacaBassa

«Il Comune di Montichiari dica no a quella nuova discarica»

Giulia Bonardi
Appello di Legambiente e Sos Terra affinché non sia accolta la proposta della società Recupera srl
A Vighizzolo, l’ex cava su cui l’azienda ha presentato un progetto - © www.giornaledibrescia.it
A Vighizzolo, l’ex cava su cui l’azienda ha presentato un progetto - © www.giornaledibrescia.it
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«È una discarica, da oltre 1.800.000 metri cubi di rifiuti», ma «mascherata» da altro: così, invece del percorso autorizzativo che, con tutta probabilità, sarebbe bloccato dalla norma del fattore di pressione, servirebbe «solo» ottenere un via libera edilizio del Comune, che, appunto, deve prossimamente esprimersi sulla richiesta. È ciò che pensano Legambiente Montichiari e Sos Terra dell’opera che Recupera srl vuole realizzare e per questa ragione ri-sollecitano le forze politiche locali affinché «in Consiglio Comunale tornino a esprimere la loro netta contrarietà alla richiesta dell’azienda».

Le associazioni avevano già fatto un analogo appello in periodo elettorale, nel 2024, ottenendo anche delibere formali, di Giunta e di Consiglio, che riaffermarono la contrarietà a nuove discariche. Poi, per ragioni non note, Recupera aveva ritirato la domanda per l’opera, che ora viene invece riproposta. Recupera srl nell’Ate43 di Vighizzolo, sul fondo di una cava, gestisce un impianto di trattamento e recupero di rifiuti inerti. Come ricostruiscono Legambiente e Sos Terra «nel 2024 la ditta aveva chiesto di riempire, in un decennio, la cava in cui opera, con un quantitativo di 1.816.476 metri cubi di materiali composti da terre e rocce da scavo, “rifiuto non rifiuto” proveniente dalle loro lavorazioni ma invenduto. Quindi chiedeva, con tale riempimento, di portare la sua attività a piano campagna realizzando, tra l’altro, un nuovo capannone di 10.000 metri quadri alto 14 metri. Per noi si trattava di una mascherata richiesta di ennesima discarica che, in più, consentirebbe a una ditta che tratta rifiuti riciclandoli di non operare più a meno 25 metri come ora, ma a piano campagna, con quel che ne consegue sui fronti della qualità dell’aria e dei rumori».

Gli ambientalisti aggiungono: «Nell’ottobre 2025, in un incontro col sindaco Marco Togni e il dirigente comunale, siamo stati informati che la ditta aveva ripresentato la stessa domanda, seguendo un iter che pareva non configurarsi come richiesta di discarica, evitando così il fattore di pressione. Per capire meglio, abbiamo chiesto di partecipare come uditori ad una conferenza istruttoria tra Provincia, Comune e ditta, ma la cosa non ci è stata accordata, né abbiamo potuto avere copia del verbale. Inoltre da documenti pubblicati all’albo della Provincia, abbiamo compreso che, a questo punto, la decisione spetta al Comune: se il Comune accetta un piano attuativo dell’azienda e le rilascia una licenzia edilizia dà il suo assenso all’operazione, che a questo punto non passerebbe più dalla Provincia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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