Nikolajewka, le missioni di pace degli Alpini raccontate ai giovani

Nella settimana dedicata alle celebrazioni nel ricordo di chi combatté e soprattutto di chi morì durante la battaglia di Nikolajewka – combattuta in Russia il 26 gennaio 1943 durante la Seconda guerra mondiale, feroce scontro tra le forze italo-tedesche dell’Asse e le truppe sovietiche – gli alpini della sezione Ana di Brescia hanno organizzato ieri mattina un incontro con gli studenti di alcune scuole medie e superiori del territorio (Roncadelle, Torbole, Travagliato, Concesio, Bargnano e Brescia).
Appello ai giovani
Tutti occupati i circa 500 posti dell’Auditorium San Barnaba: «Queste iniziative servono a far conoscere ai ragazzi quello che successe quei giorni e quello che centinaia di uomini fecero in seguito per difendere la libertà del nostro Paese – ha spiegato Massimo Cortesi, presidente della Fondazione scuola Nikolajewka –. Per noi questi appuntamenti sono utili anche per avvicinare i più giovani a questo mondo, naturalmente attraverso le testimonianze: lo scorso anno il tema trattato era l’esperienza militare, quest’anno il tema è la missione di pace».
Essere alpini
Sul palco, a fianco di Cortesi, che aveva il compito di moderatore, il segretario nazionale Mauro Azzi, il colonnello Mario Renna che ha spiegato cosa significa diventare alpino oggi e il presidente della sezione Ana Brescia, Enzo Rizzi: «Il messaggio è forte e chiaro – dice –: dobbiamo essere portatori di pace partendo dal basso, giorno per giorno tutti insieme, per lanciare ai giovani il messaggio che le relazioni devono reggersi sulla pace».

«Sabato ricordiamo Nikolajewka e gli alpini che non volevano la guerra, ma solo tornare a casa dalle rispettive famiglie. In molti non ce l’hanno fatta, hanno resistito e combattuto anche per noi, anche per chi non era ancora nato, per le generazioni future. E questo è un gesto meraviglioso da ricordare sempre. I giovani sono molto cambiati, ma il valore dell’amicizia, dello stare insieme, non conosce tempo ed è legato allo stesso messaggio di pace».
Nelle scuole
Quest’anno, grazie al protocollo firmato dal Ministero della Pubblica Istruzione, gli Alpini possono entrare nelle scuole per raccontare la loro storia e tramandare i ricordi: «Per noi è fondamentale che la memoria non si fermi – conclude Cortesi – non solo perché è giusto ricordare gli uomini che sono morti, ma anche perché è nostro dovere proteggere il messaggio che gli Alpini rappresentano ancora».
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