Gli salvò la vita al fronte nel ‘40, ora l’incontro tra le famiglie

Le loro vite si sono incrociate per pochi attimi su un campo di battaglia della Seconda guerra mondiale, sul Monte Bianco. E la sopravvivenza del primo, l’Alpino Tranquillo Bernardi, detto Milo, classe 1913 contadino di Berzo Demo, è dovuta al coraggio del secondo, Giovanni Bertocchi, bergamasco di Casnigo, il caporale che gli salvò la vita sotto il fuoco francese nel giugno del 1940.
Dopo quell’incontro, quell’abbraccio disperato per trascinare il compagno ferito lontano dalle pallottole, Milo e Giovanni non si sono mai più visti. Il primo è stato congedato e ha fatto ritorno, invalido, in Vallecamonica nel 1942. Il secondo è rimasto ucciso nel dicembre del 1940 in Albania. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Gesta e memoria
La loro storia è rimasta impressa in modo indelebile nella memoria e nel grande cuore degli Alpini, grazie al loro comandante, il tenente Eugenio Bonardi di Brescia che, finita la campagna di guerra di Francia, ha dapprima scritto sul Corriere della Sera la cronaca di quanto avvenuto e poi lo ha riportato anche sul «Diario di battaglia del tenente Eugenio Bonardi sul fronte francese» (pubblicato poi nel volume «Un Alpino in prima linea 1940-45 Diario e testimonianze del capitano Eugenio Bonardi in Francia, Albania, Russia e in prigionia»).
L’incontro

Ottantasei anni dopo quei fatti, domenica a Breno le famiglie di Milo Bernardi e di Giovanni Bertocchi si sono incontrate. Emozioni, strette di mano e ricordi, in una giornata dal profumo di riconoscenza, umanità e di storia, quella vera, restituita grazie al lavoro di ricerca condotto dal casnighese Pierluigi Rossi, dalla passione della direttrice del Malp, Museo degli Alpini di Darfo, Viviana Troncatti e dalle testimonianze conservate dal capogruppo delle penne nere di Berzo Superiore Tullio Ramponi, nipote di Milo.
Nel pomeriggio, trascorso davanti ai piatti della tradizione culinaria camuna, sono emersi ricordi, fatti raccontati e ribaditi decine di volte, ma soprattutto tanta voglia di mantenere viva una memoria di gesta valorose di cui oggi si sente tanto la mancanza.
Ieri e oggi

Alpino del battaglione Edolo, Bernardi era stato richiamato alle armi all’entrata in guerra dell’Italia e inviato sul fronte occidentale con la Tridentina. Quattromila Alpini ricevettero l’ordine di avanzare verso il Col de la Seigne, in territorio francese, e conquistarono cinque fortini francesi. Per loro però la battaglia nella Valle des Glaciers si trasformò presto in un inferno. È proprio lì che il camuno, colpito a una gamba da una scheggia, rimase a terra in un fossato, sotto il tiro delle mitragliatrici. I portaferiti non riuscirono a raggiungerlo e così trascorse la notte bocconi, con una gamba spezzata, mordendo l’erba per il dolore.
La mattina seguente Bertocchi si offrì volontario e, sfidando il fuoco nemico, scese nel fosso, sollevò l’amico e lo trascinò fino al posto di soccorso, dove restò per cinque giorni, sino al trasferimento a Bologna, dove iniziò una lunga degenza sino al 1942. Diverso, purtroppo, il destino di Bertocchi, che per quell’atto di coraggio ricevette la medaglia di bronzo, poi tramutata in argento alla memoria. Ora l’abbraccio postumo delle due famiglie, dei figli di Bernardi e dei discendenti di Bertocchi, tra chi ha condiviso, intrecciandole nel modo più valoroso possibile, la vita e la morte.
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