Missione bresciana: un corso per psichiatri israeliani e palestinesi

Mentre il conflitto continua a segnare vite e territori, c’è chi sceglie di intervenire là dove le ferite sono più profonde e meno visibili. Invitare psicologi e psichiatri palestinesi e israeliani a lavorare insieme sul trauma è l’obiettivo della missione di Intermed Onlus, che vede impegnata la psichiatra bresciana Antonella Bertolotti, presidente dell’associazione.
A Betlemme
A segnare l’avvio del percorso è stato un viaggio compiuto a novembre. Con la dottoressa Bertolotti hanno raggiunto Betlemme Santina Bianchini, storico dell’arte, docente dell’Accademia di Belle Arti Laba e arteterapeuta, Tatiana Pedrazzi, farmacologa, e Luca Papetti, technical advisor del progetto.
«Abbiamo lavorato in un centro di supporto psicologico della Diocesi di Betlemme al quale afferiscono pazienti palestinesi anche da altri territori - racconta la presidente -. Ci ha colpito la consapevolezza diffusa sull’importanza del dialogo. I giovani, soprattutto, ci credono». La delegazione ha incontrato anche un giovane palestinese rimasto gravemente ferito durante un raid a Gaza. «È stato operato sul campo da un chirurgo palestinese di grande esperienza e ora, in ospedale, è seguito da infermieri israeliani - racconta -. Le sue parole erano cariche di speranza».
Il progetto

Gettate le basi del progetto, Intermed Onlus tornerà in quella terra a settembre. «Stiamo organizzando un corso rivolto a psicologi e psichiatri palestinesi e israeliani, nella consapevolezza che sia necessario lavorare insieme sul trauma», sottolinea.
Le prime adesioni sono già arrivate, segno di un interesse concreto verso un percorso condiviso. Il protocollo che verrà proposto è già stato sperimentato in Ucraina, in contesti segnati dalla guerra. «Ci occuperemo del disturbo post-traumatico da stress - aggiunge la psichiatra - utilizzando l’arteterapia associata alla musica binaurale e allo specchio di Ramachandran per trattare la sindrome da arto fantasma negli amputati. Lo specchio, collocato accanto all’arto residuo, consente al paziente di immaginare di avere ancora la propria gamba: questo stimola una risposta cerebrale positiva e contribuisce a ridurre aggressività e sofferenza. A questo affiancheremo ulteriori terapie di supporto, basate sul teatro e sul disegno, per offrire uno spazio in cui emozioni e vissuti possano trovare espressione».
Le finalità
L’obiettivo della missione, si diceva, è lavorare insieme, favorendo il dialogo. Durante il primo viaggio, racconta Bertolotti, «ci ha colpito l’atteggiamento di alcune mamme che, nel mezzo di un tafferuglio, si sono spostate a bordo strada per mettere in salvo i passeggini, ma non sono fuggite. È un comportamento che racconta l’assimilazione di una condizione inaccettabile, interiorizzata come unica possibilità per continuare a vivere e proteggere i propri figli». Con questa consapevolezza Intermed Onlus è in campo affinché la cura del trauma possa diventare uno spazio neutro in cui rimettere al centro le persone e non le appartenenze, un’occasione di ricostruzione, personale e collettiva.
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