Cronaca

Milano, Brescia e Bologna unite dalle stragi e dalla risposta democratica

Ha fatto tappa in città la staffetta «Momenti di memoria». L’assessore Marco Fenaroli: «In città dopo 50 anni risultati importanti sulla verità»
Paola Gregorio
La staffetta «Momenti di memoria» in città
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La staffetta «Momenti di memoria» in città

Quarantasei anni fa, il 2 agosto del 1980, alla Stazione di Bologna, lo scoppio di una bomba uccise 85 persone e ne ferì 200. La Staffetta «Momenti di memoria», che unisce Milano, Brescia e Bologna, città colpite dalle stragi che si prefiggevano di mettere in discussione il nostro sistema democratico ha fatto tappa ieri pomeriggio in città. Casa della Memoria, con Aned, Anei e associazioni sportive e realtà associative milanesi e bolognesi e alla banda cittadina Isidoro Capitanio ha accolto in piazza della Loggia i podisti provenienti da Roncadelle.

Il 28 maggio 1974 la strage di piazza della Loggia causò la morte di otto persone e ne ferì 102. Cinque anni prima, il 12 dicembre del 1969, in piazza Fontana a Milano i morti erano stati diciassette e i feriti 88.

Gli interventi

«Cosa tiene assieme queste tre stragi? Una strategia che puntava a impedire lo sviluppo democratico del nostro Paese», ricorda l’assessore comunale con delega a Casa della Memoria, Marco Fenaroli, che dopo l’omaggio alla stele delle strage ha preso la parola con gli altri rappresentanti delle istituzioni e oggi sarà a Bologna, per la commemorazione della strage bolognese. «Il filo rosso che abbiamo seguito in questi cinquant’anni è stato quello della ricerca della verità e di giustizia – prosegue –. E dopo cinquant’anni possiamo dire che risultati importanti sulla verità si sono conseguiti. Il dato unificante è che le tre stragi sono state compiute da organizzazioni fasciste. Sono state aiutate da parti deviate dello Stato e anche da poteri econonomici diffusi. E a tenere assieme le tre stragi fu anche la risposta democratica pacifica a quella violenza».

Fare memoria è importante affinché quelle ferite profonde inferte al Paese non si ripetano mai più. «Noi ci siamo e continueremo a esserci – conferma il presidente dell’Anpi provinciale, Lucio Pedroni –. Il ricordo delle stragi che colpirono il nostro Paese dev’essere continuamente rigenerato, rafforzato e calato nel presente».

«La memoria delle stragi – conferma Vanessa Zani, consigliere delegato della Provincia – è parte della nostra vita civile. La staffetta mostra che la memoria può essere condivisa attraverso la partecipazione».

Le testimonianze

Cristina Caprioli, nella strage di Bologna, ha perso il fratello Davide, appena ventenne. Quel 2 agosto 1980 stava tornando dalle vacanze. «Davide si era alzato per controllare se c’erano treni perché lui e la sua ragazza avevano perso la coincidenza – racconta –. Si è trovato sul primo binario ed è scoppiata la bomba. C’erano sangue, urla. E poi un silenzio glaciale». Manlio Milani, presidente di Casa della Memoria, nella strage di piazza Loggia perse la moglie Livia Bottardi.

«Dopo 52 anni abbiamo avuto una precisa affermazione delle responsabilità da parte della giustizia - rimarca - ed è stato un momento molto importante perché fissa nella storia le responsabilità di questa strage ma anche delle altre, compreso il filo nero che le unisce fino a piazza Fontana e certamente a Bologna».

«La staffetta – ha concluso Maria Rosa Loda della Cisl – è un’occasione per non dimenticare, un filo che unisce la storia di tre città».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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