Cinquant’anni di Agesci, due giorni di festa e tanti ricordi che rilanciano il movimento, a partire da solide basi di roccia, in un bosco alla Robin Hood, a Piazzole a Gussago, regno scout nella foresta, risorto in poche settimane dall’alluvione. Ancor più bello di prima.
Emozioni
Tanti i fazzolettoni degli scout e dei capi da ogni luogo della provincia, per celebrare il mezzo secolo dell’associazione, la sua incontrastata vitalità, il suo desiderio di un domani che diventa, incessantemente, progetto. Intenso è il ricordo portato a Piazzole da Edoardo Martinelli, bresciano, ex capo nazionale e legato storicamente al Gruppo Brescia 2. «Sono stato uno di quei diciottenni che hanno vissuto, allora, questa fusione tra Agi e Asci – ha testimoniato Martinelli –. Interessante perché erano nate idee nuove di scautismo, in direzione di una funzione più popolare e meno elitaria dell’associazione. La fusione ha generato l’ingresso di tanta gente, che veniva da altri contesti, sia ragazzini che capi, che chiedevano di entrare in Agesci. Le novità furono più d’una, tra le quali l’ingresso delle donne, molto importante per il nostro movimento, e la nascita della comunità capì, per una nuova vita di servizio».



