Il soccorso sanitario avanzato deve arrivare dove è necessario in qualsiasi condizioni. E su qualsiasi terreno. Fino ad ora, in Lombardia, è stato l’elisoccorso a garantire questo servizio di emergenza ma, da sabato primo agosto, c’è una opportunità in più per tutte quelle situazioni in cui l’elicottero non è disponibile oppure, per questioni meteo, non è in condizioni di operare.
Areu, l’Agenzia Regionale Emergenza e Urgenza, e il servizio regionale lombardo del Cnsas, il Corpo Nazionale, hanno infatti stipulato un accordo che permette ai medici e agli infermieri che già sono tecnici del soccorso alpino di avere a disposizione attrezzature, protocolli e farmaci di Areu in 12 diverse postazioni sparse in tutto il territorio regionale, le tre di Brescia si trovano in città, a Edolo e a Vobarno, all’interno di basi dei mezzi di soccorso di Areu, e possono essere prese dalle squadre di terra che, entro 30 minuti dall’attivazione, sono sul territorio.

L’intesa.
L’accordo è stato presentato ieri pomeriggio in una conferenza stampa a Palazzo Lombardia a Milano, alla presenza dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, del direttore generale di Areu Massimo Lombardo e del presidente del Soccorso Alpino della Lombardia Marco Astori.
Proprio Bertolaso ha voluto sottolineare che «in Lombardia abbiamo il più avanzato sistema di soccorso di tutto il bacino del Mediterraneo e comunque uno dei migliori di tutto il continente. Il nostro schema organizzativo è quello del gioco di squadra, in cui ciascuno ha un ruolo importante e nessuno è escluso. Il Soccorso alpino e speleologico rappresenta in ambiente impervio quello che le ambulanze delle associazioni sono sulla strada, il dialogo e la collaborazione sono costanti».
Anche Massimo Lombardo ha ricordato che «si tratta di una collaborazione storica che permette ai medici e agli infermieri che lavorano con Areu e che sono anche tecnici volontari del Soccorso Alpino, di avere a disposizione attrezzature e protocolli per fare in quota quello che farebbe il medico dell’elisoccorso».
Marco Astori ha spiegato che «sono stati selezionati i presidi, i farmaci e le attrezzature indispensabili e sono stati attrezzati degli zaini che il medico e l’infermiere possono portare a spalle. Possono essere utilizzati in quota oppure in grotta e permettono la somministrazione di farmaci ma anche, grazie al monitor della grandezza di un telefono cellullare, di far avere alle centrale i parametri del paziente in tempo reale».
Sui sentieri.
Il protocollo è già attivo e sabato pomeriggio a quota 3mila metri, sotto una cima avvolta dalla nebbia, l’escursionista infortunato è stato raggiunto proprio da una squadra di terra con queste nuove attrezzature che hanno quindi debuttato in contesto operativo.
Ora quindi le sale operative regionali dell’emergenza sanitaria possono attivare squadre composte da medici e infermieri del Cnsas lombardo che sono adeguatamente formate e attrezzate sia sotto il profilo sanitario che sotto quello tecnico e alpinistico, in grado di operare in qualsiasi ambiente.




