Cronaca

Maxi frode fiscale: altre 14 condanne, confische per 38 milioni

Anche nove assoluzioni nel processo cui è approdata l’inchiesta partita dalla scoperta di pacchi di denaro sepolti in giardino
Un tesoretto in giardino: il punto in cui erano stati nascosti 15 milioni di euro © www.giornaledibrescia.it
Un tesoretto in giardino: il punto in cui erano stati nascosti 15 milioni di euro © www.giornaledibrescia.it
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Quattordici condanne tra i due e i quattro anni. Confische per poco meno di 38 milioni di euro. Ma anche nove assoluzioni. Questo il bilancio con il quale si è concluso il processo abbreviato a carico dei 23 imputati raggiunti dalle indagini della Guardia di Finanza sulla maxifrode fiscale emersa, insieme ai 15 milioni di euro che ci aveva interrato, dal giardino di Giuliano Rossini, l’imprenditore del settore dei metalli alla ribalta delle cronache nel 2019 per aver seminato in cortile parte dei frutti del suo business criminale.

Il metodo

In aula, davanti al giudice dell’udienza preliminare Andrea Guerrerio, sono comparsi tutti coloro che erano stati esclusi dal rito immediato chiesto e ottenuto dalla pubblica accusa per i promotori dell’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, a partire proprio da Rossini, sua moglie, suo figlio e sua cognata. Si tratta per lo più di imprenditori e prestanome accusati di aver partecipato alla più classica delle cosiddette frodi carosello. Quindi di aver emesso, ma anche annotato, fatture per operazioni inesistenti, e quindi, da un lato, essersi intascati una commissione attorno al 10% per ogni documento falso emesso, o dall’altro di averlo messo a bilancio per abbattere, e non di poco, l’imponibile. A processo ci sono finiti anche diversi autotrasportatori, accusati, di essersi prestati a viaggi apparecchiati per dare credibilità alle transazioni fittizie.

Per molti di loro, il gup ha pronunciato sentenza di assoluzione. Tra questi figurano Michele Ghidini, Roberto Turotti, Roberto Novelli e Giuseppe Buggeia. Assistiti dagli avvocati Stefano Lojacono, Luigistelio Becheri, Enrico Perillo e Giuseppe Alami sono stati assolti al pari di Andrea Redaelli (difeso dall’avvocato Giuseppe Pesce), di Gianfranco Sanca (assistito dagli avvocati Vanni e Jacopo Barzellotti), di Nicola Montini (difeso dall’avvocato Maura Gualdi), di Claudia Carrara (assistita dall’avvocato Beniamino Grigolato) e di Fabio Beltrami (difeso dall’avvocato Francesca Flossi).

Riciclaggio

Decisamente peggio è andata a Simone Della Valle e a Cristian Tomasini condannati a quattro anni per aver partecipato all’associazione per delinquere promossa da Rossini, ma anche a Gerardo Lentini, Nicola Buggeia, Marco Benzoni, Mario Bizioli, accusati di avere emesso, ma anche annotato fatture false e per questo condannati a pene tra i due anni e 4 mesi e i 3 anni e 4 mesi.

Male anche per Pierdomanico Peli, Renato Montini, Ruggero Zanotti, Barbara Guerini, Franca Muscio, Filippo Vercellone, Giordano Chiari e Silvia Berardi. Il gup ha riqualificato e aggravato il reato contestato a questi ultimi, accusati di aver dirottato la percentuale guadagnata con l’emissione di fatture false su conti esteri per riuscire ad assicurarsi il profitto del business, e li ha condannati a pene tra i 2 anni inflitti a Filippo Verzellone e i 3 anni e 6 mesi comminati a Silvia Berardi e Renato Montini che, al netto di appelli e ricorsi, per ora pagano con condanne più pesanti di quella inflitta a Giuliano Rossini, che della frode è stato ideatore e promotore.

Rinunciando all’appello quest’ultimo, per un business illecito da 90 milioni di euro, ha fermato il conto a tre anni e quattro mesi. E l’ha già anche saldato.

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