Quattordici condanne tra i due e i quattro anni. Confische per poco meno di 38 milioni di euro. Ma anche nove assoluzioni. Questo il bilancio con il quale si è concluso il processo abbreviato a carico dei 23 imputati raggiunti dalle indagini della Guardia di Finanza sulla maxifrode fiscale emersa, insieme ai 15 milioni di euro che ci aveva interrato, dal giardino di Giuliano Rossini, l’imprenditore del settore dei metalli alla ribalta delle cronache nel 2019 per aver seminato in cortile parte dei frutti del suo business criminale.
Il metodo
In aula, davanti al giudice dell’udienza preliminare Andrea Guerrerio, sono comparsi tutti coloro che erano stati esclusi dal rito immediato chiesto e ottenuto dalla pubblica accusa per i promotori dell’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, a partire proprio da Rossini, sua moglie, suo figlio e sua cognata. Si tratta per lo più di imprenditori e prestanome accusati di aver partecipato alla più classica delle cosiddette frodi carosello. Quindi di aver emesso, ma anche annotato, fatture per operazioni inesistenti, e quindi, da un lato, essersi intascati una commissione attorno al 10% per ogni documento falso emesso, o dall’altro di averlo messo a bilancio per abbattere, e non di poco, l’imponibile. A processo ci sono finiti anche diversi autotrasportatori, accusati, di essersi prestati a viaggi apparecchiati per dare credibilità alle transazioni fittizie.




