A Marone quattro installazioni raccontano l’identità del lago d’Iseo

Veronica Massussi
Tradizioni e futuro si incontrano nel progetto «Maji Raku»: il lungolago sebino diventa un atelier a cielo aperto
Una delle quattro installazioni per raccontare il Sebino - © www.giornaledibrescia.it
Una delle quattro installazioni per raccontare il Sebino - © www.giornaledibrescia.it
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«Acqua Sebina», il progetto artistico dei tre artisti riuniti sotto il nome di Maji Raku (Giacinto Sillistrini, Bruna Gelpi e Adelmo Zanotti), è approdato a Marone con quattro diverse istallazioni in altrettante località. Dopo «Philia», collocata già nel 2024 sul lungolago di piazza Vittorio Emanuele, l’inizio del 2026 ha visto le opere «Alose» a Vello, «Futura» a Villa Vismara e «Approdo» nella Cittadella della musica e delle arti.

Un itinerario che rafforza l’obiettivo di promuovere il territorio attraverso un’arte connessa ai suoi elementi fondativi. Maji, in lingua swahili, significa acqua; Raku è invece la tecnica con cui questi artisti lavorano la ceramica, uno dei principali materiali delle opere.

Condivisione

«Il progetto nasce dalle acque del Sebino e ha preso vita a Monteisola dove, per generazioni, la vita dell’uomo è stata scandita da acqua e pesca. È questo che raccontano le istallazioni – sottolinea Sillistrini –. Abbiamo recuperato le tradizioni dei pescatori e delle attività artigianali connesse, la costruzione di barche, le reti e la conservazione dei pesci e le abbiamo narrate con diverse prospettive artistiche, unendo letteratura, teatro, musica e scultura». I testi infatti sono stati selezionati ed in parte scritti dalla storica Rosarita Colosio, le musiche da Paolo Ugoletti, la presentazione teatrale è curata da Luciano Bertoli ed il curatore è Rinaldo Turati.

Atelier all’aperto

Il progetto è itinerante sul territorio: per osservare le opere si attraversano luoghi differenti del territorio, in una sorta di atelier permanente all’aperto. L’obiettivo di Maji Raku è quello di contribuire alla creazione di un luogo dove l’arte non sia uno stile di vita ma un’officina a cielo aperto in cui gli artisti lavorano ed accolgono chi vuole osservare, confrontarsi e conoscere. Una visione che ha trovato il sostegno dell’Amministrazione comunale e del sindaco Alessio Rinaldi, che ha incentivato il progetto diffuso.

Le altre installazioni

A Vello, «Alose» sono le sardine che richiedevano una cura particolare nell’essiccazione, lavorazione tipica del periodo invernale. «Futura», invece, si concentra sugli «Archecc», le impalcature che sostenevano i pesci ad essiccare.

«Approdo» è l’istallazione realizzata con i pali, «simbolo del luogo a cui legare desiderio, condivisione ed intuizione» così come si legano, ancora oggi, le barche nel porto. Tutte le istallazioni «dialogano con l’acqua», mai distante dai punti in cui sono state posizionate, dando forma e coerenza alla finalità di «Acqua Sebina».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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