Cronaca

Carte falsificate, prestiti milionari: il broker Savio patteggia 3 anni

Il 59enne bresciano chiede la revoca dei domiciliari e chiude il primo capitolo. Sarà in aula a settembre a Monza per il secondo
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Il tribunale di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il tribunale di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Tre anni. Questo l’accordo che Marco Savio, il 59enne broker bresciano finito nel mirino della Gdf nell’ambito di un’inchiesta su un articolato sistema di frode nell’ambito delle erogazioni pubbliche, ha raggiunto con la Procura della Repubblica e che il gup Alessandro D’Altilia ha ratificato nel corso dell’udienza che si è celebrata ieri a Palazzo di Giustizia.

Ai domiciliari

Una scelta, quella del patteggiamento, che ha vanificato il tentativo di Banca Progetto di costituirsi parte civile. All’esito dell’udienza celebrata ieri in Tribunale gli avvocati Giuseppe Pesce, Massimo Bonvicini e Guido Alleva, difensori del broker bresciano, hanno chiesto la revoca della misura cautelare e il suo ritorno in libertà. Dopo aver trascorso alcuni mesi in carcere, in seguito alle indagini coordinate dalla procura bresciana, ma anche per effetto di analoga inchiesta di quella monzese, Marco Savio è attualmente agli arresti domiciliari.

Le contestazioni

Il 59enne, fratello del magistrato antimafia in forza per anni alla Dda bresciana prima di trasferirsi a Roma alla Direzione centrale antimafia e del tutto estranei ai fatti, doveva rispondere di truffa, malversazione, di autoriciclaggio e reati fallimentari. Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle e del sostituto procuratore Erica Battaglia, grazie alla posizione di agente monomandatario su Brescia per Banca Progetto, Marco Savio era riuscito ad ottenere tre distinti finanziamenti: uno da 600mila euro, uno da 900mila euro e uno da 2 milioni di euro, tutti per la Eurotrading di Castegnato della quale poi il broker è diventato anche amministratore.

Bilanci alterati

Stando all’inchiesta della procura della Repubblica, con la complicità di Diego Galli e Federica Burzio, e attraverso la falsificazione di vecchi documenti, Marco Savio non si limitava a creare fatture per prestazioni mai effettuate, ma produceva business plan e bilanci appositamente alterati per nascondere la situazione debitoria e giustificare la richiesta di credito assistito da garanzia pubblica. Denaro che, secondo gli inquirenti, non ha finanziato progetti, ma è transitato sui suoi conti.

L’udienza

Dopo il patteggiamento di ieri il 59enne brooker è atteso a settembre in aula a Monza, dove è imputato per accuse analoghe. Per il 16 è in calendario l’udienza del processo immediato nel corso della quale i suoi difensori potrebbero chiedere ai giudici del Tribunale di chiudere anche quella parentesi processuale con un’ulteriore richiesta di patteggiamento in continuazione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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