Truffa bancaria, gli indagati al telefono: «Fate cinema»

In una conversazione intercettata dalla Guarda di Finanza nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Monza sulla truffa bancaria che ha coinvolto Banca Progetto (che si è detta vittima), emerge come gli indagati, tra cui Marco Savio, fratello del magistrato antimafia Paolo Savio, abbiano allestito una messa in scena per simulare attività operativa di una società che in realtà è, secondo chi indaga, una scatola vuota in un capannone affittato per la truffa a Maclodio.
Marco Savio spiega cosa deve essere fatto: «L’importante è che tu vada a verificare che sia tutto come ha detto, che ci siano dieci operai, un po’ di movimento» e poi ancora «così li facciamo sporcare, fare, lavorare, brigare. Organizzala bene».
Al capannone si presentano due prestanome, uno dei quali pregiudicato. Un altro degli indagati, intercettato, spiega meglio la situazione: «E se tu vuoi già magari organizzare con i ragazzi, qualcuno lì a fare un po’ di cinema martedì alle 11» quando cioè è prevista la visita dell’incaricato della banca. E per chiarire il concetto: «Niente di che, basta che c’è un po’ di movimento».
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