Cronaca

Maniva, vandalizzata la capanna Tita Secchi: «Non è la prima volta»

I volontari del Gruppo alpinistico Amici di Cima Caldoline hanno scoperto danni e furti al bivacco intitolato all’alpinista e partigiano delle Fiamme Verdi: «Non porterete via la memoria»
Barbara Fenotti
La capanna Tita Secchi
La capanna Tita Secchi

Nuovo raid alla Capanna Tita Secchi, a Cima Caldoline, a poca distanza dal Passo Maniva. Ieri i volontari del Gruppo alpinistico Amici di Cima Caldoline, durante il consueto passaggio settimanale per la pulizia e il controllo della struttura, hanno trovato ancora una volta danni e furti. In particolare, è stata asportata la targa in legno realizzata dal gruppo, sono sparite alcune parti dell’arredo interno e molte fotografie delle iniziative organizzate negli anni. Danneggiato anche il contenitore destinato alle offerte libere. «Dispiace e, francamente, comincia anche a stancare», commentano i volontari, che da anni si prendono cura gratuitamente della capanna.

I precedenti

Un riparo aperto a chiunque salga a Cima Caldoline, dove fermarsi, mangiare al sacco o riposare. A garantirne apertura e manutenzione sono appunto gli Amici di Cima Caldoline, che sostengono anche le spese per l’assicurazione e la sicurezza dell’edificio. Le offerte raccolte, spiegano, non bastano a coprire i costi. Il gruppo ha fatto redigere anche una relazione tecnica sulla stabilità. Non è la prima volta che la capanna viene presa di mira. I volontari hanno raccolto alcuni elementi e stanno documentando gli episodi: materiale che, se necessario, sarà utilizzato «nelle sedi opportune». L’appello è rivolto soprattutto a chi frequenta la zona con rispetto: «Quando entrate nella Capanna – chiedono i volontari – trattatela come fosse casa vostra. Lasciatela pulita, non danneggiate ciò che trovate e segnalateci eventuali problemi».

La memoria di Tita Secchi

Il valore della Tita Secchi va oltre quello di un semplice bivacco. La capanna custodisce anche la memoria dell’alpinista e partigiano delle Fiamme Verdi a cui è intitolata. Proprio su queste montagne Tita Secchi organizzò il gruppo S2 della Brigata Perlasca. Catturato durante un rastrellamento nazifascista nell’agosto del 1944, fu trasferito a Brescia e fucilato con cinque compagni il 16 settembre dello stesso anno.

«Si può rubare una targa, rompere un arredo, danneggiare un oggetto ma la memoria è molto più difficile da portare via», scrivono gli Amici, i quali assicurano che continueranno a prendersi cura del luogo e danno già appuntamento a domenica 13 settembre, quando alla capanna sarà celebrata la messa alle 10.30, seguita dal pranzo al sacco a offerta libera. «Ci piace pensare che la Capanna sia di tutti. Proprio per questo tutti abbiamo il dovere di proteggerla». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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