Manicure, un ingrediente degli smalti classificato come cancerogeno

Sono la vera tendenza degli ultimi anni, una rivoluzione che ha conquistato le donne che vogliono avere mani e piedi sempre in ordine. E per un mese intero. Quello della manicure con semipermanente e gel è un business che, secondo il rapporto annuale di Cosmetica Italia, è in crescita costante e non ha subito il contraccolpo nemmeno della pandemia. I numeri dicono che nel 2024 si registra un incremento del 4,8% rispetto al 2022 solo per gli smalti che raggiungono un valore di oltre 137 milioni di euro. Questi prodotti rappresentano il 63% del mercato per la cura delle mani. Dal primo settembre, però, il consumatore deve prestare attenzione ai prodotti che vengono usati.
La novità
In quella data, infatti, scatterà il divieto all’uso del Tpo (Trimethylbenzoyl diphenylphosphine oxide), un ingrediente contenuto negli smalti semipermanenti e nei gel il cui scopo è farli indurire quando vengono messi sotto la luce ultravioletta. Tutti i prodotti che lo contengono devono essere buttati. A casa e nei centri estetici perché questa sostanza è stata vietata.

La norma
«Gli smalti classici contengono una miscela di polimeri pronti sospesi in un solvente, quello che "puzza di smalto", che evapora quando lo stendiamo sull’unghia» spiega Beatrice Mautino, divulgatrice scientifica, autrice di «La scienza dei cosmetici» e voce del podcast «Ci vuole una scienza».
«Il semipermanente, al posto dei polimeri, ha degli ingredienti per "costruirli", molecole acriliche e un fotoiniziatore, come il Tpo. Quando lo mettiamo sotto la lampada - spiega - si attiva e produce radicali liberi; quando colpiscono le molecole acriliche queste si legano tra di loro e formano i polimeri». Il risultato è quella «resina» dura e resistente che fa sì che il nostro smalto duri a lungo e si debba cambiare solo quanto ci stanchiamo del colore o l’unghia cresce troppo.
Il divieto
«Nel 2012 il Tpo è stato classificato come sostanza Cmr di tipo 2 - ripercorre Beatrice Mautino -: le sostanze Cmr sono accusate di essere cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. Sono divise in tre classi: la Cmr1A, sostanze per le quali è dimostrato questo effetto; la 1B, sostanze con possibili effetti di questo tipo, ma le prove non sono ancora così schiaccianti; nella Cmr2 ci sono le sostanze sospettate di esserlo, e qui c’era il Tpo.
Ecco che la Commissione europea ha deciso di vietarlo, ma i produttori e le associazioni di categoria delle aziende produttrici hanno chiesto una revisione delle prove. A questo punto la Commissione ha incaricato l’Sccs, il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori, di fare le indagini. Il parere è arrivato nel 2014: il Tpo viene valutato come sicuro fino a concentrazioni del 5% negli smalti, quindi la Commissione autorizza all’utilizzo, ma solo per uso professionale».
Questo perché i professionisti, avendo fatto corsi, si presume sappiano maneggiare questo tipo di prodotti. Ma qui casca l’asino (il primo) perché in commercio ci sono kit, smalti e lampade, per farsi il gel e il semipermanente da soli. Attrezzatura che non avrebbe dovuto arrivare nelle case dato che quel prodotto avrebbe dovuto essere solo per uso professionale. Nel 2021, poi, c’è stata la svolta: «Il Tpo passa da classe 2 del Cmr a 1B, quindi con possibili effetti cancerogeni e mutageni - dice Mautino -. Rimane sicuro fino al 5%, ma l’inserimento in questa classe fa passare questa sostanza tra le vietate. In Unione Europea il principio di precauzione è sopra tutto». Dunque è dal 2021 che si sa che prima o poi il Tpo sarebbe stato vietato. La data di stop arriva a gennaio 2024 quando la Commissione ha pubblicato il termine del primo settembre 2025.
I centri estetici
I sostituti al Tpo sono stati trovati, le linee di produzione adeguate, ma in questi 20 mesi la maggior parte dei centri estetici non è stata messa a conoscenza di questo divieto e ha continuato ad acquistare smalti con Tpo che, una volta prodotti, dovevano essere smaltiti. Ecco che oggi si trovano a dover fare un investimento non da poco: «In negozio ho circa 215 smalti - dice Francesca Peroni, titolare del centro "Mani di fata" del Villaggio Sereno, in città -, un singolo smalto va dai 25 ai 30 euro quindi può immaginare i costi come gravano su un’attività». E un vasetto di gel si aggira attorno ai 50 euro.
Il conto è presto fatto, ogni attività dovrà sborsare da 2mila, per chi tiene pochi colori, a 5mila euro circa, ma non tutte se lo potranno permettere. E i tempi sono stati strettissimi dato che la maggior parte lo ha scoperto a luglio quando il rappresentate lo ha fatto loro presente proponendo i nuovi prodotti. Alcuni marchi hanno anche studiato un piano rottamazione sull’acquisto delle nuove formule da concludere entro il 15 agosto, vista la chiusura delle aziende. Riconsegnando alcuni flaconi si riceve uno sconto sul nuovo acquisto che va dal 5% a 10 euro a boccetta.
«Noi siamo in linea: abbiamo già pianificato la rottamazione - dice Peroni - e dovrebbero consegnare tutto entro il primo settembre. Ho fatto controllare tutte le apparecchiature e fortunatamente sono a norma e compatibili quindi non avrò altre spese impreviste».
Il consumatore ora come si deve orientare? Prima di tutto affidarsi a personale formato e di fiducia e verificare la composizione del prodotto (Inci) tenendo presente che gli smalti con Tpo non potranno essere più prodotti e venduti in tutto il territorio europeo.
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