Cronaca

Tra gli sfollati di Rino, segnati dalla paura: «Non si può vivere così»

Dopo il maltempo in Valcamonica e l’esondazione del torrente, come nel 2012, decine di persone sono state ospitate nella sala polifunzonale allestita dal Comune: il reportage
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Loading video...
Gli sfollati di Sonico: "Abbiamo sentito un boato"

Fuori continua a piovere, dentro si prova a ingannare il tempo come possibile. C’è chi organizza una partita a briscola, chi scambia quattro chiacchiere, chi videochiama i parenti per rassicurarli. Qualcuno fuma nervosamente. I bambini invece sorridono sempre e uno di loro, Luigi, ha persino immortalato su un disegno ciò che poche ore prima ha visto dalla finestra: un fiume che esonda, una casa sulla sponda, il caos lungo la corsa dell’acqua. Il foglio è stato appeso al muro nella sala polifunzionale Ida Mottinelli a Sonico, per oltre 24 ore rifugio per gli sfollati.

In fuga

Nella notte della grande esondazione – quella che ha cancellato il ponte della frazione di Rino per la seconda volta in pochi anni e devastato la Ss42 – qui sono state ospitate circa 25 persone. Sono famiglie e anziani. C’è anche qualche turista capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma sono soprattutto residenti proprio nella zona più a rischio dopo la violenta colata di detriti.

Il ponte di Rino di Sonico travolto dalla piena del fiume
Il ponte di Rino di Sonico travolto dalla piena del fiume

«Era mezzogiorno quando abbiamo sentito un boato fin dentro le mura di casa. Noi abitiamo proprio a pochi metri dal ponte che ora non c’è più. Con mia sorella siamo subito usciti e in auto abbiamo raggiunto questa sala, che sappiamo essere il punto di ritrovo in caso di emergenza».

Preoccupazione

«Sono anni che viviamo con la costante preoccupazione – rivela un altro abitante –. Siamo persone di montagna e sappiamo che ormai questi eventi non sono più così rari. Noi ci stiamo abituando, ma occorre che si prendano provvedimenti per affrontare queste criticità».

Le testimonianze si susseguono e trovano corrispondenze. «Io ho due gemelli. Alle 12 è scattato l’allarme in paese e li ho subito portati qui. La notte è andata bene, ma ora non sappiamo cosa fare».

Le brandine per la notte nella palestra di Sonico
Le brandine per la notte nella palestra di Sonico

Il destino di decine di persone si decide (anche) a pochi metri di distanza. A due passi dall’area sfollati c’è il municipio, diventato uno dei punti nodali della gestione emergenza. Vigili del fuoco, carabinieri, agenti della Provinciale, volontari della Protezione civile, tecnici comunali: il via vai è continuo. Il sindaco Gian Battista Pasquini è in collegamento con gli altri primi cittadini coinvolti e con la Prefettura.

Le valutazioni

Una delle priorità in questo momento è la gestione della viabilità lungo una statale 42 paralizzata, che rischia di mettere pressione alla Valle in modo irreversibile. Ma nel contempo c’è da pensare a chi aspetta solo di poter tornare a casa. «Valuteremo il rientro nelle abitazioni in base alle condizioni meteorologiche, stiamo facendo tutte le verifiche col trascorrere delle ore», precisa il sindaco Pasquini. E in effetti, in serata, gli sfollati di Rino sono poi stati fatti rientare.

Intanto, grazie alla collaborazione tra Protezione civile, Pro loco e Comune di Sonico, gli abitanti di Rino possono mangiare nella vicina mensa e dormire al caldo mentre di notte le temperature scendono e l’umidità sale. «Grazie alla mensa attrezzata gestita durante l’anno, siamo in grado di preparare un pasto caldo sia agli sfollati che ai volontari. Avevamo attivato questo spazio anche nel 2012, quando c’era stato un evento calamitoso simile. Oggi anche un tè caldo durante la giornata è un conforto per chi si trova in questa situazione», spiega il presidente della Pro loco di Sonico Paolo Bornatici.

Si pranza

E l’organizzazione è massiccia anche in via Miller: poco prima delle 12.30 si annuncia il pranzo imminente. Nella struttura le tavole imbandite sembrano annunciare una festa, ma i volti dei commensali tradiscono l’illusione. Sono volti scavati, stanchi e anche preoccupati. «C’è molto smarrimento, qui ci conosciamo tutti e sappiamo che la situazione non è semplice», confessa Bornatici.

All’ingresso della sala polifunzionale una signora nasconde qualche lacrima, mentre sta parlando al telefono. Con gli altri preferisce non conversare. Di certo le ultime ore sono state uno shock per tutti. Sono i volontari della Pro loco che provano ad instillare giovialità in questo clima. Ma non è certo facile.

In attesa del sole

Altre decine di residenti e turisti evacuati sono stati dislocati in strutture vicine tra le ex scuole di Garda e la comunità Exodus di don Mazzi al confine con Malonno. Erano un’ottantina solo coloro che a Vione sono stati costretti a chiudersi le porte di casa alle proprie spalle, mentre la maggior parte dei turisti ha già abbandonato la Valle ieri mattina contribuendo alle lunghe code sulla strada alternativa alla Ss42 aperta a senso unico alternato. Tra i residenti della Val Rabbia temporaneamente senza un tetto alcuni sono tornati a controllare le condizioni delle proprie abitazioni, prima di sapere che sarebbero potuti rientrare.

Intanto a Sonico, mentre qualcuno riflette a voce alta con amarezza – «speriamo che torni presto il sole, sarebbe ora» – un neonato ospitato nella struttura ride mentre gioca in braccio alla mamma. Un momento quotidiano di serenità, sotto una pioggia battente, mentre lì fuori è una Babele.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Cosmo 2050 - Speciale eclissi di agostoCosmo 2050 - Speciale eclissi di agosto

Dove, a che ora e in che modo seguire l'eclissi di luna del 28 agosto.

SCOPRI DI PIÙ
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA