Lonato, proteste per l’intitolazione di una via a Sergio Ramelli

A 50 anni dall’omicidio del 18enne del Fronte della Gioventù, è passata la mozione di FdI
Le proteste per l'intitolazione di una via di Lonato a Sergio Ramelli - © www.giornaledibrescia.it
Le proteste per l'intitolazione di una via di Lonato a Sergio Ramelli - © www.giornaledibrescia.it
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Sergio Ramelli entra nella toponomastica di Lonato. Lo ha deciso il Consiglio comunale, approvando martedì sera una mozione presentata da Fratelli d’Italia e accompagnata da un presidio di protesta. Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, fu aggredito a sprangate nel 1975 da un gruppo di estrema sinistra e morì dopo settimane di agonia.

Proteste

Fuori dalla scuola media, sede provvisoria del Consiglio, una trentina di attivisti di varie sigle – sorvegliati dai carabinieri – ha protestato con cartelli dai nomi alternativi: «via Piazza della Loggia», «piazza Luigi Pinto», «vicolo Bartolomeo Talenti». Un gesto per i promotori doveroso: non tanto e non solo contro la mozione, ma contro la scelta di discuterla proprio il 27 maggio, vigilia della strage di piazza Loggia. In aula, gli attivisti hanno seguito quasi in silenzio. Una volta chiaro l’esito del voto – 11 favorevoli e 5 astenuti – sono usciti.

Voto e dibattito

Si sono astenuti per la minoranza Paola Comencini, Alberto Breda e Lorenzo Danesi (lista Paola Comencini sindaco), Paola Perini (Pd) e Davide Bollani (Obiettivo Lonato); per la maggioranza la sola Diletta Capra (Forza Italia). Andrea Locantore, all’opposizione per Progetto Lonato, è uscito prima del voto: «Non posso sostenere un riconoscimento che riguarda una sola parte della storia».

Comencini ha sollevato una questione di metodo, ritenendo la proposta «non di competenza del Consiglio» e più adatta a un atto di Giunta. Breda ha definito la mozione «divisiva», mentre Bollani ha sottolineato il significato politico della figura di Ramelli: «Fu ucciso perché ha continuato a sostenere le proprie idee».

I firmatari della mozione, Luigi Cominelli e Maria Anelli, l’hanno difesa come gesto di memoria democratica. Cominelli ha ricordato che «Ramelli fu trucidato a 18 anni» e ha citato il precedente di Verona, dove «nel 1988, una maggioranza di centrosinistra gli ha intitolato una via». Anelli ha parlato di responsabilità educativa: «La democrazia si fonda sul rispetto delle idee. Pensiamo al futuro dei nostri figli, perché certi errori non si ripetano».

Vergogna

Il sindaco Roberto Tardani ha chiuso riportando il dibattito agli anni Settanta: «Io c’ero. C’erano i picchiatori del Fronte della Gioventù e c’erano i comunisti con le spranghe. Le violenze erano da entrambe le parti. Oggi possiamo riconoscere che la violenza, da qualunque parte, fu una vergogna. E provare a insegnarlo ai nostri figli».

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