Lionello Levi Sandri, il dovere della libertà di un partigiano

Ci sono persone che attraversano la storia senza clamore, ma la illuminano con la forza tranquilla della coerenza. Lionello Levi Sandri è una di queste: un intellettuale e un uomo delle Istituzioni che, temprato nelle prove della Resistenza, seppe coniugare il coraggio dell’azione col senso profondo della responsabilità civile e dell’impegno per il domani.
La vita e la carriera
Nato a Milano nel 1910 e cresciuto a Brescia, Levi Sandri portò nella sua lunga esperienza pubblica l’eredità d’una famiglia colta e rigorosa, nutrita di libertà e giustizia. Giurista di formazione, nella guerra di Liberazione fu comandante delle Fiamme Verdi sul Mortirolo, distinguendosi per equilibrio, fermezza e umanità. La sua idea di patria teneva insieme dignità della persona, fiducia nella legge e scelta della libertà come fondamento di ogni civile convivenza.
Nel dopoguerra, mentre l’Italia provava a rialzarsi dalle macerie in cui l’aveva gettata il fascismo, Levi Sandri scelse la via più sobria e difficile: quella del servizio pubblico. Fu capo di gabinetto nei Ministeri del Lavoro e dei Trasporti, giudice amministrativo e consigliere di Stato, giungendo fino alla presidenza del Consiglio di Stato.
Nei diversi ruoli, tutti esercitati con autorevolezza e misura, diede prova di una competenza rigorosa e di un senso etico che restano esemplari. Per lui lo Stato non era un apparato impersonale, ma una comunità di soggetti corresponsabili, nella quale il diritto doveva difendere la dignità dei cittadini e garantire l’equilibrio tra libertà e giustizia.
In Europa
Il suo impegno si trasferì sullo scenario europeo negli anni Sessanta, quando ricoprì l’incarico di commissario e poi di vicepresidente della Commissione delle Comunità europee. Qui lavorò per consolidare i diritti sociali e la libera circolazione dei lavoratori, convinto che l’integrazione dovesse fondarsi sulla solidarietà tra le persone e non solo sull’economia. Fu tra coloro che posero le premesse dei trattati che avrebbero dato vita all’Unione europea: un progetto di pace e cooperazione, che Levi Sandri considerava la naturale prosecuzione della lotta per la libertà.
Il suo messaggio
Negli anni della maturità tornò a interrogarsi sul significato di quella stagione. Nel suo discorso di Bassano del Grappa ai comandanti partigiani del 1984 parlò di una «Resistenza incompiuta»: non un rimpianto, ma un appello a rendere viva la promessa di libertà nata dalla guerra partigiana. Diceva: «Il compito non è finito: la libertà si mantiene solo se diventa scelta e impegno di ciascuno».
A ottant’anni dalla Liberazione, il suo messaggio conserva intatta la sua forza. In un tempo che spesso confonde l’interesse col bene comune, ricordare Lionello Levi Sandri significa riconoscere il valore di chi ha servito lo Stato con sobrietà, intelligenza e fermezza morale.
È la testimonianza di un uomo giusto che ha saputo unire la misura al coraggio e la competenza alla fede nella democrazia. Per questo la sua lezione resta attuale: la libertà non è un solo un diritto, ma anche un compito e un progetto; la democrazia non si difende a parole, ma con la cura delle Istituzioni; l’Europa non è soltanto un mercato, ma il volto civile della speranza di pace che animò la Resistenza.
Gli appuntamenti
Due appuntamenti di alto profilo per gli 80 anni della Liberazione promossi dall’Associazione Fiamme Verdi di Brescia dedicati a figure esemplari della Resistenza e della ricostruzione civile del Paese: un convegno a Roma in memoria di Lionello Levi Sandri (1910-1991) e un concerto corale a Brescia in ricordo di don Riccardo Vecchia (1917-2009).
Il convegno su Levi Sandri si svolgerà domani, alle 15, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati. I lavori del convegno saranno trasmessi in diretta streaming sulla WebTV della Camera dei deputati e sul sito del Giornale di Brescia nonché in differita su Teletutto.
Comandante partigiano delle Fiamme Verdi in Mortirolo, Levi Sandri fu tra i protagonisti della vita pubblica dell’Italia repubblicana ed europea: consigliere comunale a Brescia, capo di gabinetto ai Ministeri del Lavoro e dei Trasporti, magistrato del Tar e del Consiglio di Stato, poi Commissario e Vicepresidente della Commissione delle Comunità Europee.
A ricostruire la sua vita e il suo enorme impegno saranno Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei deputati; Federico Manzoni, vicesindaco di Brescia; Gian Antonio Girelli, deputato; Adriano Paroli, senatore; Enrico Letta, presidente dell’Istituto Jacques Delors; Alvaro Peli, presidente dell’Associazione Fiamme Verdi; Roberto Tagliani, presidente nazionale della Fivl (Federazione italiana volontari della libertà); Valerio Valenti, consigliere di Stato; Tullio Ambrosone, direttore di Arel Single Marker Lab; Maria Carla Levi Sandri, figlia di Lionello. Modera la direttrice del Giornale di Brescia, Nunzia Vallini.
Il concerto si terrà a Brescia, sabato 6 dicembre, alle 18, nella Chiesa di Santa Maria della Carità. Le vicende del cappellano delle Fiamme Verdi saranno rievocate dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto e dalle esecuzioni del Coro Alpino Rigoni Stern Valle Sabbia-Valtenesi, diretto dal maestro Paolo Pasini, e del Coro femminile Donne in Canto, diretto dal maestro Alfredo Scalari.
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