Hanno cominciato con i classici criceti, poi la passione ha preso il sopravvento e sono arrivati conigli, ricci africani e lucertole. E non si sono più fermati. Il loro incontro ha fatto il resto. L’amore profondo per tutti gli animali ha dato forma al sogno di Linda Costanzi e Piergiorgio Quarta che recentemente hanno aperto a Castenedolo, in via del Boscone 2/L, il Centro veterinario animali esotici Brixia.
Le storie dei due, compagni anche nella vita oltreché nel lavoro, si intrecciano all’epoca degli studi universitari lontano da casa.

«Ho lasciato Castenedolo a 20 anni, ho fatto esperienza in diverse parti d’Italia, anche in strutture d’eccellenza, dove ho potuto imparare davvero tanto. A 39 anni è una gioia aprire un centro nel mio paese d’origine, portando con me il bagaglio culturale che ho acquisito in questi anni» racconta Linda che ha una laurea in veterinaria, un master in Animali esotici e innumerevoli corsi di formazione alle spalle. Piergiorgio, originario di Lecce, è laureato in Tutela e benessere animale e ha a cuore l’idea che «gli animali possano essere gestiti e nutriti correttamente dai propri padroni, che troppo spesso trattano le creature come dei giocattoli e vengono poco informati.
Partiamo da qui, quali sono i rischi?
PQ: Far loro inconsapevolmente del male. L’obiettivo del centro è fare informazione, aspetto che manca anche in tantissimi negozi che si definiscono specializzati: dispensano consigli errati su cura e alimentazione dell’animale.
Fateci un esempio.
LC: Partiamo dal fatto che in Italia vendono gabbiette che in altri paesi sono vietate perché inadeguate. I criceti non vanno collocati in gabbiette a più piani, ma in terrari perché sono scavatori, non degli arrampicatori. E ancora, le tartarughine d’acqua non mangiano i gamberetti secchi, ma pesce da piccole e verdure da adulte. Per non parlare delle tartarughe di terra in un terrario sul balcone, invece che in giardino, del pesce rosso nella boccia di vetro o il camaleonte in un terrario di vetro invece che di rete. Fino al coniglio in gabbia o a canarini e pappagalli in gabbie troppo piccole. Se la nonna teneva gli uccellini in gabbie piccole di 30 centimetri per 20 non vuol dire che fosse corretto.
Molti non ci pensano.
PQ: Non è una vita dignitosa.
LC: Spesso quando facciamo notare ad un proprietario che la gabbia non è adeguata o che l’alimentazione fornita dal commerciante non è corretta si stupiscono e ci chiedono perché non è stato loro detto in fase di acquisto. C’è molta ignoranza.
Facciamo un passo indietro, che animali trattate?
LC: Animali non convenzionali ed esotici. Per convenzionali si intende cani e gatti. Da noi arrivano rettili, come tartarughe e serpenti, uccelli, anfibi come le rane, e mammiferi come conigli, ratti domestici, criceti o ricci africani.

Gli animali più curiosi arrivati in ambulatorio?
LC: Difficile stupirci perché abbiamo visto e avuto davvero tanti animali.
Quali?
PQ: Io son partito dal cricetino per arrivare a lucertole e rospi. Poi non mi sono più fermato, il mio interesse è aumentato. E c’è da dire che ho avuto la fortuna di non essere stato ostacolato dai miei familiari.
LC: Io sono partita da piccoli animali per poi arrivare ai conigli, ricci africani, mini ghiri africani...
E la vostra sarà uno zoo...
(Ridono). Il fatto di essere noi per primi dei proprietari di animali esotici e non convenzionali ci consente di capire ancora di più le problematiche di chi ci troviamo di fronte. Le varietà di animali che trattiamo sono infatti migliaia: conoscerne tanti da vicino e viverli ogni giorno, rappresenta secondo noi un’attenzione in più. Viverli ogni giorno non è come studiarli o vederli ogni tanto. Conoscerne il comportamento quotidiano aiuta la diagnosi.
Perchè avete sentito l’esigenza di aprire un centro specializzato?
LC: È stata la conseguenza della nostra passione per gli animali non convenzionali. Visto che ci dedichiamo da sempre a questi animali volevamo creare uno spazio su misura dedicato a loro con attrezzature adeguate. La maggior parte degli animali che trattiamo sono prede, quindi anche per dar loro un comfort maggiore.
Dicevate che tra gli obiettivi del vostro centro veterinario c’è quello di fare formazione...
PQ: Tra le attività che ci piace promuovere ci sono anche dei percorsi didattici dedicati ai bambini: il rispetto e la cura dell’animale fanno davvero bene anche al proprietario e sviluppano empatia, aspetto che vorremmo trasmettere anche a tutti coloro che si rivolgono a noi.
Vi è mai capitato di trovarvi sul tavolo dell’ambulatorio un animale esotico vietato?
LC: No, chi riesce ad avere un animale di questo tipo sa di rischiare molto e certamente non lo porta da un veterinario. Per non parlare del rischio di caricare certi animali in auto…
L’argomento caldo di quest’estate è stato l’avvistamento di un varano non troppo lontano da voi, a Montichiari. Che idea vi siete fatti?
LC: Inizialmente abbiamo pensato ad uno scherzo, ad una foto scattata chissà dove, ma quando abbiamo letto che era stata autenticata ci siamo fatti l’idea che è stato portato in Italia da piccolo e che sia poi cresciuto qui.
Per voi cosa è successo poi?
LC: È verosimile che sia scappato, non voglio credere che sia stato liberato appositamente.



