Cronaca

Lettura delle targhe e privacy: a rischio le telecamere comunali

Possibili conseguenze ovunque dopo il caso di Nave. Il prefetto: «Questione complessa, cerchiamo soluzioni»
La decisione del Garante della privacy sul caso sollevato a Nave potrebbe mettere a rischio l'uso dei dispositivi
La decisione del Garante della privacy sul caso sollevato a Nave potrebbe mettere a rischio l'uso dei dispositivi
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Il recente accoglimento di un ricorso da parte del Garante per la Protezione dei dati personali, presentato da un cittadino multato attraverso i varchi elettronici a Nave, sta sollevando una questione di respiro nazionale. Il provvedimento n. 752 del 18 dicembre 2025 segna un punto di non ritorno nella gestione della videosorveglianza pubblica: non si tratta di un semplice richiamo formale, ma di una decisione che mette in discussione la legittimità stessa degli impianti di controllo targhe se non supportati da basi giuridiche rigorose.

L’antefatto

Il Comune di Nave dispone di un parco tecnologico di 103 telecamere, di cui tre varchi dedicati alla lettura automatizzata delle targhe (Ocr) per fini di sicurezza urbana. Secondo il Garante, tuttavia, questa rete digitale non può più essere considerata un semplice insieme di dispositivi tecnici a cui adattare gli adempimenti privacy «ex post».

L’Autorità ha stabilito che il trattamento dei dati è così complesso da richiedere basi giuridiche verificabili e attuali; coerenza assoluta tra le finalità dichiarate e la configurazione reale dei software; una Dpia (Valutazione d’impatto) preventiva e analitica. Il punto più critico emerso nella pronuncia sul caso di Nave riguarda la mancanza della sottoscrizione di un «Patto per la sicurezza urbana» ai sensi dell’art. 5 del D.L. 14/2017. In assenza del patto, o in presenza di un patto scaduto o meramente generico, il trattamento non può essere ricondotto a quella finalità e resta privo di base giuridica adeguata.

Il Garante al riguardo specifica che non è sufficiente «dichiarare finalità di pubblica sicurezza»: occorre dimostrare che l’accordo con il Governo territoriale sia specifico, vigente e direttamente riferibile alle aree monitorate. In assenza di questo legame formale, il potere di controllo del Comune vacilla e i varchi potrebbero restare spenti perché non utilizzabili legalmente.

Uso reale e dichiarato

Un altro vulnus evidenziato è la divergenza tra come il sistema viene presentato e come lavora realmente. Se un impianto registra indiscriminatamente tutti i transiti, conservando i dati per giorni per poi «filtrarli» in un secondo momento, si configura un trattamento generalizzato e sistematico che viola il principio di minimizzazione dei dati. «Se il sistema registra tutto e filtra dopo, la criticità nasce a monte: la selezione successiva non cancella l’impatto della sorveglianza di massa sui cittadini» scrivono dagli uffici del Garante.

Un altro punto centrale della materia riguarda l’uso dei sistemi di lettura automatizzata delle targhe. Il Garante non contesta in astratto la tecnologia, ma il modo in cui viene utilizzata. Dalle istruttorie emerge uno schema ricorrente. I Comuni dichiarano che i varchi sono un «supporto alla contestazione immediata» delle pattuglie o uno strumento di ausilio agli operatori. Tuttavia, i sistemi risultano configurati per funzionare in modo continuativo, registrando tutti i transiti, conservando i dati per giorni e interrogando banche dati esterne, indipendentemente dall’effettivo accertamento di un’infrazione. Questo modello è ritenuto incompatibile con i principi di liceità, minimizzazione e limitazione della conservazione. Se il sistema registra tutti e «filtra dopo», la violazione è integrata. Un uso realmente puntuale richiede che la memorizzazione dei dati personali avvenga solo quando necessario e in coerenza con l’evento che giustifica il trattamento.

Un autovelox - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un autovelox - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La verifica

La sentenza ha attivato immediatamente la Prefettura. Il prefetto Andrea Polichetti ha annunciato l’avvio di una verifica per regolarizzare i Patti per la sicurezza. «Il problema si pone nel caso di uso di apparecchi digitali che deve essere compatibile con le norme e il rispetto delle libertà individuali» ha dichiarato Polichetti. «Una materia complessa e nuova, ma siamo impegnati a trovare una composizione nell’interesse generale».

La Provincia

«Non è una cosa che ci riguarda – precisa Daniele Mannatrizio, consigliere con delega alla Polizia provinciale –. Noi abbiamo un sistema di autovelox per le sanzioni che riguardano il superamento dei limiti di velocità. In alcune postazioni ci sono i dispositivi per la lettura delle targhe, ma li utilizziamo solamente per il controllo dei flussi di traffico e per delle rilevazioni statistiche. È proprio una questione di autorizzazioni prefettizie: possiamo multare solo per eccesso di velocità».

Il Broletto dunque non teme problemi di possibili ricorsi, questione che invece potrebbero essere costretti ad affrontare alcuni Comuni della provincia. La presidente dell’Associazione Comuni bresciani, Cristina Tedaldi, sottolinea però che «non sono arrivate segnalazioni dai sindaci del territorio». L’episodio di Nave resta quindi, per ora, un caso isolato. «Ma è indubbio che le telecamere siano uno strumento indispensabile per le Polizie locali – precisa Tedaldi –. Certo, serve una regolamentazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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