Le isole galleggianti alle Torbiere diventano un’oasi per sette specie

Veronica Massussi
Aironi, garzette e altri uccelli hanno già colonizzato le zattere vegetali
Isole galleggianti alle Torbiere - © www.giornaledibrescia.it
Isole galleggianti alle Torbiere - © www.giornaledibrescia.it
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Si posano, nidificano, si alimentano: le isole galleggianti della riserva naturale Torbiere del Sebino si stanno trasformando in un’oasi privilegiata per l’avifauna. A pochi mesi dal posizionamento, sono già sette le specie di uccelli che le hanno utilizzate: airone cenerino, airone guardabuoi, cormorano, gallinella d’acqua, garzetta, piro piro piccolo e sgarza ciuffetto. Un risultato che conferma l’intuizione alla base del progetto, realizzato per contrastare la progressiva erosione delle superfici di nidificazione.

Habitat speciali

Nel luglio scorso sono state collocate ventiquattro «zattere vegetali galleggianti» - isole composte da terra ed erba - in alcune aree centrali della riserva. L’intervento, reso possibile grazie alla collaborazione con il Gruppo sub Iseo, punta ad ampliare l’habitat disponibile per gli uccelli acquatici, offrendo nuovi spazi di sosta, foraggiamento e riproduzione.

Un airone cinerino - © www.giornaledibrescia.it
Un airone cinerino - © www.giornaledibrescia.it

«La riserva è un ambiente creato e modificato dall’uomo - spiega il direttore Nicola Della Torre - ma oggi si sta rinaturalizzando, anche per effetto del cambiamento climatico. Le briglie di terra, un tempo presenti in molti punti e fondamentali per l’ecosistema, si stanno erodendo. Il nostro scopo è ricostituire queste superfici e conservare il più possibile l’habitat degli uccelli palustri».

Per monitorare l’evoluzione dell’intervento sono state installate due fototrappole. I dati raccolti nelle prime settimane sono incoraggianti. «Pur trattandosi di una sperimentazione - prosegue Della Torre - le osservazioni preliminari indicano un buon potenziale, che continueremo a valutare nel medio periodo».

Il progetto

Le isole rientrano nel progetto BioHub, finanziato con 167mila euro dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e dall’Unione europea. Il piano, classificatosi secondo a livello nazionale su oltre sessanta proposte grazie alla sua impostazione multidisciplinare, coinvolge professionisti, scuole, associazioni, volontari e personale della riserva in un percorso di ricerca e formazione dedicato alla biodiversità.

Saranno condotti censimenti e studi mirati dai tre membri del comitato tecnico-scientifico - un botanico, un ornitologo e un ittiologo - affiancati da un entomologo, un erpetologo e un idrobiologo. Tra gli ambiti di indagine figurano lo studio idrologico per determinare i livelli ottimali dell’acqua utili alla nidificazione, una prima analisi sulla presenza dei chirotteri (pipistrelli), l’aggiornamento dei dati relativi all’erpetofauna, con particolare attenzione alla rana di Lataste e al tritone crestato italiano. Verranno inoltre censite odonatofauna (libellule) e coleotteri, indicatori preziosi dello stato di salute dell’ecosistema.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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