Patto per salvare le Torbiere: nuovo confine e regole condivise

Crescono i vigneti, aumentano le cantine, si moltiplicano i turisti in bicicletta e gli appassionati di escursioni. Ma la pressione sulle aree attorno alla Riserva naturale Torbiere del Sebino preoccupa sempre più l’ente che la gestisce. Il rischio è che lo sviluppo – pur legittimo – finisca per compromettere un equilibrio ambientale già fragile.
Per questo, dopo mesi di lavoro con i tecnici comunali di Iseo, Corte Franca e Provaglio d’Iseo, è nato un nuovo strumento di pianificazione condivisa: il «Patto territoriale per uno sviluppo sostenibile», presentato pubblicamente a fine novembre nell’ambito del progetto BioHub Torbiere.
L’obiettivo è chiaro: offrire linee guida per una gestione coordinata del territorio, in grado di conciliare economia, paesaggio e tutela ambientale. Un modo per affrontare in modo strutturato l’impatto di attività agricole, turistiche e urbanistiche sempre più diffuse.
«Negli ultimi anni il nostro territorio sta vivendo trasformazioni sempre più rapide – ha spiegato Nicola Della Torre, direttore dell’ente gestore –: la pressione edilizia, il consumo di suolo, l’espansione dei vigneti e il continuo aumento di visitatori e sportivi stanno cambiando profondamente il paesaggio e gli equilibri ambientali delle Torbiere e dei comuni vicini. Capire questi cambiamenti è fondamentale per garantire uno sviluppo armonico e sostenibile».
Un elemento chiave del nuovo patto è l’individuazione del buffer, ovvero un confine esterno di protezione tracciato sulla base del bacino imbrifero, da cui provengono le acque che alimentano la riserva. Una zona che finora non era stata riconosciuta formalmente, ma che risulta decisiva per la vita dell’ecosistema.
Cura del territorio
«Le cartografie iniziali erano diverse – ha spiegato Giampietro Bara, il tecnico autore del documento – e così le interpretazioni. Abbiamo quindi lavorato per uniformare questi materiali, affinché possano essere condivisi tra i tecnici dei Comuni. Allo stesso tempo abbiamo fissato criteri di compensazione: se non sarà possibile rinaturalizzare nella nuova fascia di protezione, si potrà intervenire all’interno della Riserva».

Il principio di fondo è semplice: ciò che accade fuori, si riflette dentro. Non esistono barriere naturali che possano isolare l’area protetta da quanto avviene attorno. Per questo, anche la programmazione urbanistica dei Comuni dovrà tenere conto di questa interdipendenza. «La cura del territorio deve essere costante – ha concluso Della Torre –. Solo così potremo assicurarne la vitalità, la biodiversità e continuare a proteggerlo per le generazioni future».
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