Poco più di un anno. Tanto è durato il cantiere che alla Casa di Industria ha restituito, non senza difficoltà logistiche, una Rsa più accogliente e moderna. E oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: capotto termico, miglioramento sismico e della sicurezza della struttura, sostituzione degli impianti di illuminazione, nuovi serramenti ad alta efficienza, nuovi impianti di climatizzazione, building automation e un impianto fotovoltaico che rappresenta un’innovazione quasi inedita nel panorama nazionale.

Gli interventi
L’edificio di via Gambara ora non ha più solo un inestimabile valore storico e identitario per la città ma rappresenta una struttura al passo coi tempi che investe nel futuro. Dei 17 milioni di euro di spesa per gli interventi, sedici sono stati ottenuti dai finanziamenti legati al Superbonus mentre un milione è stato messo dalla Fondazione. «Un importante investimento sul territorio, che valorizza una realtà che da anni costituisce un punto di riferimento per la comunità locale con un alto indice di gradimento da parte delle famiglie degli ospiti», commenta la sindaca Laura Castelletti.
A spiccare è l’adozione della tecnologia dei «coppi di Pompei», soluzione che consente di produrre energia da fonti rinnovabili preservando il valore architettonico della copertura in stretta collaborazione con la Soprintendenza alle Belle Arti. Quello sul tetto della Casa di Industria di Brescia è così il secondo esempio in Italia dopo quello del sito archeologico campano. Grazie agli interventi realizzati, la Rsa potrà ridurre sensibilmente i consumi energetici e migliorare le prestazioni ambientali dell’edificio, offrendo al tempo stesso ambienti più salubri e confortevoli per i 130 ospiti e i 110 operatori che lavorano quotidianamente all’interno.

Sostegno
«Prendersi cura delle persone significa anche investire negli spazi in cui vivono, oltre alla loro cura sanitaria – spiega Silvano Franzoni, presidente della Fondazione –. Con questo progetto i precedenti amministratori hanno voluto coniugare innovazione, sostenibilità e benessere, creando una struttura sempre più vicina alle esigenze degli anziani e delle loro famiglie, soprattutto in un contesto nel quale vi sono liste di attesa molto lunghe per accedere alle Rsa e i costi di molte strutture non sono più sostenibili». Grazie ad una rigida logica «no profit», gli ospiti di Casa di Industria pagano infatti meno della metà della maggioranza delle Rsa lombarde.

Ma per accedere alla stessa struttura, a Casa di Dio o a Brescia Solidale vi sono in lista d’attesa 2.500 persone. L’altra faccia di una società in cui si vive sempre più a lungo ma con meno risorse.



