La differenziata potrebbe restare così, con un piano extra per il verde
L’antifona ha iniziato a cambiare in modo determinante dopo la riunione del gruppo dem del 3 luglio, a cui è seguita una prima direzione (sempre del Pd), a cui seguirà un’altra riunione in settimana (sempre del Pd), a cui seguirà un’altra riunione ancora (no, non del Pd: stavolta di maggioranza) per il momento calendarizzata il 22 luglio.
La tesi dell’arringa che più ha convinto chi non aveva una posizione granitica è questa: già la Tari dovrà leggermente aumentare perché si va incontro al rinnovo del «parco cassonetti» di Aprica. Perché presentare ai cittadini un conto ancora più alto e «nuove regole» se, tirata la riga, i benefici di questa operazione saranno nulli o minimi? Nell’occhio del ciclone c’è ancora il sistema di raccolta differenziata dei rifiuti in città (o, meglio, un suo riassetto), un tema che si trascina ormai da mesi come un lento rosario.
Costi-benefici
Il punto di partenza è questo: dopo aver vagliato le diverse opzioni, Giunta e maggioranza erano orientati a togliere dalle strade la calotta grigia dedicata agli scarti indifferenziati. Questa ipotesi era comunemente battezzata «4+1», tradotto: porta a porta per carta, plastica, vetro e indifferenziata (quindi per 4 frazioni) e conferimento individuale nel cassonetto marrone per l’umido (una frazione). Insomma, il «4+1» era una via di mezzo, una sorta di compromesso tra chi – Brescia Attiva e Avs in primis – sognava il salto al porta a porta spinto e chi, al contrario, voleva andarci un po’ più con i piedi di piombo.
Due riunioni più tardi – e un teorema di proteste al seguito – adesso l’idea che si sta facendo sempre più solida è quella di restare fermi. Tradotto: lasciare tutto esattamente com’è.
Le ipotesi
Qual è la ragione? Secondo chi ha visionato i dati (non la stampa che, in questa fase, non ha potuto quindi verificare questa informazione), Aprica avrebbe confermato che il passaggio al «4+1» (da Bs Attiva e Sinistra ritenuto comunque insufficiente) non porterebbe ad alcun aumento della differenziata, mentre uno studio formulato dal consulente indicherebbe un +2,3% al massimo, di risultato in più rispetto alla «performance» attuale.
Sullo sfondo resta il fatto che la scelta politica di mettere in campo il «4+1» (esiliando quindi le calotte grigie) scontenterebbe in ogni caso una fetta della maggioranza. E allora – è il ragionamento – visti i numeri, visti i tentennamenti, visto che la mediazione non porterebbe in ogni caso all’unità, «il gioco non vale la candela». Tanto vale stare fermi ancora per un po’ e concentrarsi sull’altra questione alla porte: la tariffazione puntuale.
Cassonetti smart
Parallelamente, infatti, il lavoro da compiere è iniziare a imbastire l’architettura contabile per arrivare nel 2026 al debutto della tariffa puntuale. A che punto siamo su questo fronte? In attesa. L’assessore al Bilancio, Marco Garza, deve infatti aspettare l’aggiornamento delle indicazioni relative al Piano economico finanziario (alias: Pef) da Arera.
L’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (che, tra gli altri, ha il compito di predisporre e aggiornare il metodo per determinare i corrispettivi del servizio integrato) aveva già comunicato agli enti locali che le nuove disposizioni non sarebbero state pronte all’uso prima di agosto. Solo sulla base di questo nuovo «vademecum» la Loggia potrà valutare, a cascata, una serie di scelte per nulla irrilevanti. Qualche esempio: decidere numero e tipologia di nuovi cassonetti da schierare sulle strade, ma anche studiare il metodo per gestire i flussi turistici e le presenze temporanee. Sul tavolo c’è la possibilità di opzionare i cosiddetti «cassonetti smart», ma anche qui le possibilità sono varie: tessere provvisorie per evitare che l’abbandono di rifiuti fuori cassonetto cresca? Oppure meglio un codice a tempo che apra le calotte per la durata del soggiorno? Altro fronte da discutere con ad Aprica.
Opzione hinterland
Nelle riunioni delle riunioni, c’è un altro «piano» che si è guadagnato l’attenzione, specie in vista dell’autunno: quello che riguarda il verde, un capitolo che ha avuto una genesi tribolata dal principio. Ora il punto è: non farsi trovare impreparati nel momento clou degli sfalci, onde evitare di trovare code interminabili alle isole ecologiche per conferire il verde di persona.
Come? L’ipotesi al vaglio è di aggiungere dei punti di raccolta (no: non tornano i green box), facendo entrare in gioco i Comuni dell’hinterland per «aiutare» la città. In sostanza c’è un’interlocuzione in corso (e una prima disponibilità da parte delle Amministrazioni interessate) per mettere a disposizione degli utenti del capoluogo anche l’accesso alle isole ecologiche di Bovezzo, Collebeato e Roncadelle (sempre gestite da Aprica) per conferire i rifiuti di sfalci e potature, che finirebbero in un cassone dedicato appunto alla raccolta del verde dei residenti in città.
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