Cronaca

L’istruttore del Soccorso Alpino: «Programmare è la prima prevenzione»

Nicolò Boffelli della Guardia di Finanza ricorda l’importanza della preparazione di una escursione e le procedure dei soccorritori
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

L’istruttore Nicolò Boffelli della Guardia di Finanza
L’istruttore Nicolò Boffelli della Guardia di Finanza

Nicolò Boffelli è istruttore nei centri di addestramento del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza. I finanzieri di queste speciali unità passano oltre il 60% del loro tempo in servizio a fare formazione e addestramento e hanno maturato grande esperienza in montagna in tutte le condizioni. La questione è purtroppo tornata di stringente attualità dopo che un soccorritore del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico è rimasto ferito durante un intervento in Adamello. 

Come ci si approccia ad una escursione per non mettersi in pericolo e di conseguenza esporre a rischi anche le squadre di emergenza?

«La programmazione è la prima prevenzione, sia in estate che in inverno. Serve studiare nel dettaglio gli itinerari e valutarli in base a considerazioni, oneste e oggettive, sulle proprie condizioni fisiche ma anche psicologiche, su quelle del resto del gruppo. Serve valutare il meteo, le condizioni dei sentieri e l’attrezzatura di cui si dispone. Strumenti di cui bisogna ovviamente padroneggiare bene l’utilizzo».

Come si possono evitare situazioni di pericolo durante una escursione?

«Una strategia molto utile che mi sento di consigliare è quella di darsi dei "cancelletti orari", cioè di fissare degli orari precisi in cui raggiungere le varie tappe del percorso. Se si è in ritardo è meglio abbandonare. Allo stesso modo è sempre bene avere a disposizione un piano di riserva, una seconda via, un percorso alternativo da utilizzare in caso di repentino cambio del meteo, di eccessiva stanchezza di qualcuno del gruppo o di ogni altro imprevisto».

Cosa cambia alle quote più alte?

In questo periodo in tanti scelgono i ghiacciai. Bisogna tenere conto che nel corso della giornata le condizioni del fondo cambiano sensibilmente, meglio essere sul ghiaccio di prima mattina quando, si spera, c’è stato il ricongelamento notturno».

Come operano i professionisti?

«Il primo passo è sempre la sicurezza degli operatori. È necessario per non trovarsi con due persone da soccorrere invece di una. Le richieste ci arrivano già filtrate dalla centrale operativa, il resto lo facciamo con la nostra conoscenza del territorio, quello in cui lavoriamo e ci addestriamo, e l’esperienza operativa. Il rischio in montagna non può essere azzerato ma lo riduciamo il più possibile. Una volta stabilita la situazione tecnica e quella sanitaria definiamo la strategia di intervento per portare a compimento la missione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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