Cronaca

Perché i tecnici? «Forma mentis che apre ogni strada»

L’analisi della dirigente dell’Itis Castelli Simonetta Tebaldini dopo la pubblicazione del rapporto della Fondazione Adapt sulle iscrizioni negli istituti tecnici. La doppia opportunità tra impiego immediato e università
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

L'Itis Castelli di Brescia - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
L'Itis Castelli di Brescia - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Secondo uno studio di Fondazione Adapt, la provincia di Brescia è l’unica della Lombardia, insieme a quella di Sondrio, in cui la percentuale di iscritti agli istituti tecnici sorpassa quella dei licei. Abbiamo chiesto un parere a riguardo alla preside dell’Itis Castell, Simonetta Tebaldini.

Nel Bresciano i tecnici sorpassano i licei, lo studio di Fondazione Adapt presentato a Milano non credo la stupisca molto...

No, ma ne sono contenta, un conto è avere il sentore, un altro vedere i dati nero su bianco.

Come se lo spiega?

Brescia è un pilastro della realtà produttiva nazionale e internazionale, dove c’è molta possibilità di lavoro i ragazzi si iscrivono alla formazione tecnico professionale.

Simonetta Tebaldini, dirigente dell’Istituto tecnico industriale Castelli © www.giornaledibrescia.it
Simonetta Tebaldini, dirigente dell’Istituto tecnico industriale Castelli © www.giornaledibrescia.it

Secondo lei non c’è anche una predisposizione mentale del territorio?

C’è anche quella: noi licenziamo in quinta 300 studenti in media, la metà dei quali va all’università. Di questi molti proseguono il percorso, ma c’è anche chi cambia e si iscrive a Medicina, Lettere o Economia e commercio. C’è anche un riconoscimento, quindi, di una formazione generale che ti permette di affrontare qualsiasi percorso: c’è una formazione allo studio analitica.

Quindi una formazione al ragionamento che aiuta?

Sicuramente acquisiscono una forma mentis di tipo analitico che permette loro di affrontare qualsiasi percorso.

Il punto di forza del tecnico?

La doppia possibilità di entrare nel mondo del lavoro se lo desidera e avere una formazione che permette di affrontare qualunque disciplina.

Gli alunni più giovani come li vede, più attirati dal lavoro o dalla formazione che dà il tecnico?

È difficile dirlo nel biennio, i ragazzi lo cominciano a dimostrare dalla terza: lo si comprende soprattutto nelle attività progettuali, laddove si nota una bella inventiva e una predisposizione al «fare» ci sarà il desiderio ad entrare nel mondo del lavoro, lo studente più propenso a progettare ha già un desiderio embrionale a proseguire il percorso di studi.

Una ricerca, immagino, che le dà ragione di un grande impegno?

E speriamo che Amministrazione centrale e il mondo dell’industria ci stiano ancora più vicino in questo momento di difficoltà economiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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