Iran-Usa: saltano i colloqui di pace, Trump estende la tregua

Gli autobus interurbani tornati a sfrecciare a Islamabad dopo giorni di blocco totale rischiano di portare via le speranze di un accordo tra Iran e Usa. Se la capitale pakistana ha mantenuto le restrizioni - compresa la zona rossa all'Hotel Serena - lo sforzo diplomatico è in bilico: al termine di una giornata avvolta nell'incertezza, il viaggio del vicepresidente Vance a Islamabad - inizialmente dato solo come temporaneamente sospeso - è stato «rinviato a tempo indeterminato», scrive Axios citando fonti Usa. Contemporaneamente, l'agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim ha fatto sapere, citando fonti del regime, che l'Iran ha deciso di non partecipare ai colloqui previsti per mercoledì, giudicandoli «una perdita di tempo» in quanto «nei messaggi scambiati gli ultimi giorni, gli Usa non hanno fatto marcia indietro sulle loro richieste eccessive» e «non si sono registrati progressi significativi».
Ad aprire una speranza, un messaggio Truth di Trump che, contrariamente a quanto detto prima, ha deciso di estendere la tregua, in scadenza oggi, fino al momento in cui verrà presentata la «proposta dell'Iran» e «le discussioni saranno concluse, in un senso o nell'altro».
Indiscrezioni
Le indiscrezioni rimbalzate sui media Usa avevano dato nuovo vigore al percorso diplomatico per chiudere la guerra, con Axios che ha riportato l'autorizzazione dell'ayatollah Mojtaba Khamenei a far volare il suo team negoziale a Islamabad. Per l'Ap i mediatori pakistani avevano ricevuto conferma che i principali negoziatori, il vicepresidente Vance e il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, avevano confermato la presenza ai colloqui.
Nella serata italiana, il ministro dell'Informazione pakistano, Tarar, era ancora in attesa di una conferma ufficiale dell'arrivo della delegazione iraniana al tavolo. Nello stesso momento, il vicepresidente Usa era ancora segnalato come ancora a Washington, pronto a partecipare a «ulteriori riunioni politiche alla Casa Bianca». E anche il volo che da Miami doveva portare gli inviati Witkoff e Kushner in Pakistan ha fatto rotta verso la capitale americana, forse per incontri con Trump.
Intrasigenza dei pasdaran
Secondo quanto ricostruito dai media Usa, a tenere sotto scacco i colloqui sarebbe l'intransigenza dei pasdaran, che stanno esercitando pressioni sui mediatori iraniani affinché non partecipino al negoziato finché gli americani non cederanno su un punto considerato cruciale da Teheran: la fine del blocco Usa dei porti iraniani. Un punto sul quale il tycoon non intende fare concessioni: «Abbiamo il controllo totale dello stretto di Hormuz», e »siamo in una posizione di forza nei negoziati», ha rivendicato Trump, mentre i media iraniani sostengono che una petroliera della Repubblica islamica sarebbe riuscita a forzare il cordone Usa, attraversando Hormuz per raggiungere l'isola di Kharg.
Aggiungendo un ulteriore punto di scontro, Trump ha chiesto al regime degli ayatollah di liberare otto donne iraniane prossime a essere giustiziate per impiccagione, come segno di buona volontà: «Sarebbe ottimo inizio dei negoziati», ha detto il tycoon, mentre Teheran ha smentito che le donne rischino la pena capitale.
Di fronte a questo quadro, i mediatori pakistani, egiziani e turchi hanno lavorato febbrilmente per convincere gli iraniani a mostrarsi flessibili e partecipare all'incontro a Islamabad, «definito cruciale» dal ministro pakistano Tarar in vista della scadenza ufficiale del cessate il fuoco, fissata inizialmente per ieri notte, poi allungata di 24 ore. E infine prorogata dal tycoon per un tempo che secondo gli osservatori potrebbe essere indeterminato: «Considerato che il governo dell'Iran appare gravemente frammentato, circostanza peraltro non inattesa, e accogliendo la richiesta di Asim Munir e del Primo Ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere il nostro attacco contro l'Iran finché i suoi leader e rappresentanti non saranno in grado di formulare una proposta unitaria», ha infatti affermato Trump, senza fissare alcuna data e confermando in ogni caso l'ordine alle «forze armate di mantenere il blocco e, sotto ogni altro aspetto, di restare pronte e operative».
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