Torna ad alzarsi la tensione tra Stati Uniti e Iran, con nuovi attacchi incrociati che mettono a rischio la fragile tregua raggiunta nelle scorse settimane e riaccendono l’allarme sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui passa una quota rilevante del petrolio mondiale.
Raid americano
Nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 maggio le forze americane hanno colpito un sito militare nei pressi di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, dopo l’intercettazione di quattro droni iraniani diretti verso il traffico commerciale nello Stretto. Secondo quanto riferito da Reuters e dal Wall Street Journal, gli aerei statunitensi F-16, F/A-18 e F-35 hanno abbattuto i velivoli e distrutto una postazione di controllo che stava preparando il lancio di un quinto drone. Washington definisce l’operazione «difensiva e limitata», sostenendo che non rappresenti una violazione del cessate il fuoco.
Teheran accusa gli Usa
Di tutt’altro tenore la replica di Teheran. Il ministero degli Esteri iraniano accusa gli Stati Uniti di avere violato la tregua e promette «tutte le misure necessarie» per difendere la sovranità nazionale. Il portavoce Esmaeil Baqaei ha inoltre denunciato la «retorica minacciosa» dell’amministrazione americana nei confronti dell’Iran e dei Paesi della regione.
La televisione di Stato Irib sostiene che le forze iraniane abbiano aperto il fuoco contro quattro navi che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz senza autorizzazione. Poco dopo, secondo i pasdaran, una base americana sarebbe stata colpita in risposta ai raid su Bandar Abbas. Il Kuwait ha confermato di avere reagito ad attacchi con missili e droni, senza però indicare danni o vittime.
Minacce all’Oman
A pesare ulteriormente sul clima già esplosivo sono anche le dichiarazioni di Donald Trump. Il presidente americano ha respinto le indiscrezioni su un possibile accordo tra Iran e Oman per la gestione del traffico nello Stretto di Hormuz e, secondo diversi media internazionali, avrebbe minacciato di «far saltare in aria» l’Oman se il sultanato dovesse ostacolare la libertà di navigazione nell’area. Muscat svolge da tempo un delicato ruolo di mediazione tra Teheran e Washington.

Petrolio in rialzo
La nuova escalation ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici. Il petrolio Wti è salito oltre il 3%, superando i 91 dollari al barile, mentre il Brent sfiora quota 97 dollari. In rialzo anche il gas europeo, con gli operatori che temono nuove difficoltà per il traffico marittimo nel Golfo Persico.
Preoccupazione anche in Europa. Da Limassol, a Cipro, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas ha invitato le parti a evitare nuove escalation. «La continuazione della guerra non è nell’interesse di nessuno», ha dichiarato, sottolineando il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto in Medio Oriente.


