Cronaca

«Casa di Dio, fedeli alla storia con risposte ai bisogni di oggi»

L'intervista a Paolo Lombardi, presidente della Fondazione che celebra 450 anni: «Attualmente gestiamo quattro Rsa, sei case alloggio e altre attività assistenziali»
Una delle strutture per anziani che fanno capo alla Fondazione Casa di Dio
Una delle strutture per anziani che fanno capo alla Fondazione Casa di Dio

Quattro secoli e mezzo di storia da custodire, raccontare e proiettare nel futuro. Fondazione Casa di Dio celebra i suoi 450 anni con un programma che intreccia eventi, incontri e iniziative culturali a un ambizioso progetto di recupero e valorizzazione del patrimonio storico e artistico. Un anniversario pensato per coinvolgere la comunità e trasformare la memoria in un’eredità condivisa. Ne abbiamo parlato con il presidente Paolo Lombardi, alla vigilia dei primi eventi.

Paolo Lombardi
Paolo Lombardi

Presidente Lombardi, che cosa rappresenta questo anniversario per la Fondazione Casa di Dio?

È un traguardo che racconta 450 anni di presenza nella storia sociale di Brescia. Casa di Dio nasce per volontà della città e, nel corso dei secoli, ha saputo rispondere ai bisogni delle persone più fragili: prima poveri, derelitti e orfani, oggi soprattutto anziani e fragili. La nostra missione si è evoluta insieme alla società, senza perdere la propria vocazione originaria. Attualmente gestiamo quattro Rsa – Casa di Dio, La Residenza, Casa Luzzago e Casa Feroldi –, sei case alloggio e altre attività assistenziali: nel loro insieme fanno di Fondazione Casa di Dio la più grande realtà di questo tipo nel Bresciano. A tutto questo si aggiunge un patrimonio architettonico e artistico di grande valore, che non è soltanto una testimonianza del passato, ma racconta il legame profondo tra Fondazione e città.

A proposito di patrimonio artistico, perché il programma dei restauri è uno dei pilastri di questo anniversario?

Perché abbiamo un patrimonio di grande valore che necessita di interventi urgenti. Il programma riguarda quattro ambiti, per un investimento di 3 milioni e 330mila euro.

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano appartiene alla Fondazione Casa di Dio
La chiesa dei Santi Cosma e Damiano appartiene alla Fondazione Casa di Dio

Quali sono gli interventi in programma?

Partiamo dal Fondo musicale Paolo Chimeri, con un lavoro da 30mila euro che prevede il completamento della catalogazione e l’allestimento di una sala di consultazione. L’obiettivo è rendere accessibile un patrimonio di musica inedita. Abbiamo poi avviato il restauro conservativo, da 300mila euro, di due organi: il Tonoli, nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, e l’Antegnati, nella chiesa di San Carlo. Un altro capitolo riguarda Palazzo Averoldi, che conserva affreschi del Gambara e del Romanino e custodisce, tra le altre opere, un pregiatissimo salotto cinese ligneo del Settecento. Infine c’è la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, che richiede interventi al tetto, alle guglie e agli spazi interni. Solo per questo cantiere servono 1,7 milioni.

Per sostenere questi interventi chiamate in causa imprese, professionisti e cittadini. Che risposta vi aspettate dalla città?

Ci auguriamo una partecipazione forte. Il nostro obiettivo è portare a termine questi interventi senza compromettere la qualità dei servizi che garantiamo ogni giorno. Per questo facciamo appello alla città. Il patrimonio su cui interveniamo è nostro solo formalmente: per storia, valore e significato appartiene a tutta Brescia.

Guardando oltre le celebrazioni, come immagina la Casa di Dio del futuro?

Vogliamo ampliare l’offerta, perché la domanda di soluzioni assistenziali per gli anziani è sempre più forte: solo in città ci sono duemila persone in lista d’attesa. Ma non basta aumentare i posti disponibili. Dobbiamo anche diversificare i servizi e rispondere ai bisogni di una popolazione che cambia. Il modello tradizionale è ormai superato: servono alloggi protetti, case di comunità e assistenza domiciliare.

Tra i nodi ancora aperti per le Rsa c’è quello delle rette Alzheimer. Presidente, qual è la sua posizione a riguardo?

Da una parte ci sono le famiglie, che chiedono la totale esenzione; dall’altra il Servizio sanitario che, alla luce delle sentenze, dovrebbe farsi carico delle rette. È una questione che non può restare irrisolta: serve un intervento rapido della politica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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