Cronaca

Impianto di pirolisi di Sarezzo, il ricorso dei cittadini approda al Tar

Si chiede venga annullata l’autorizzazione regionale per il trattamento residui. Contestati i controlli differiti
Barbara Fenotti
Il progetto da 65mila tonnellate annue di plastiche, gomme e tessuti © www.giornaledibrescia.it
Il progetto da 65mila tonnellate annue di plastiche, gomme e tessuti © www.giornaledibrescia.it

Prosegue davanti al Tar della Lombardia il ricorso di alcuni cittadini contro l’autorizzazione all’impianto di pirolisi di Sarezzo. Lo annuncia il comitato «Liberi cittadini per la salute», che ha promosso l’iniziativa insieme all’associazione Cittadini di Ponte Zanano e ad alcuni residenti.

L’impianto

Il progetto di Sares Green riguarda un impianto a Ponte Zanano, accanto ad Assisi Raffinerie Metalli, destinato a trattare a regime fino a 65mila tonnellate annue di car fluff: plastiche, gomme, tessuti e altri residui della frantumazione dei veicoli fuori uso, dopo il recupero dei metalli.

Il processo prevede di riscaldare i materiali, in assenza di ossigeno, a circa 350 gradi, per ottenere combustibili liquidi, gassosi e solidi.

La protesta

I ricorrenti chiedono l’annullamento dell’autorizzazione regionale numero 4.561 del 9 aprile 2026. Ad agosto avevano presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica. A settembre, riferiscono, la Regione ha chiesto il passaggio al tribunale amministrativo. Riuniti i ricorrenti, è stato deciso di proseguire e il legale ha depositato gli atti al Tar. «Le ragioni del ricorso non cambiano: adesso le valuterà un giudice» spiega il comitato, precisando che la scelta iniziale consentiva di disporre di «120 giorni invece di 60» per approfondire i documenti e acquisire pareri tecnici.

Tra le contestazioni i promotori ne richiamano una: «La stessa Regione, nella sua relazione, riconosce che uno degli studi necessari per autorizzare l’impianto non è completo, e rimanda le verifiche a quando l’impianto sarà già in funzione». Il comitato cita anche il parere di Gianluigi de Gennaro, docente all’Università di Bari: secondo quanto riferisce, per l’esperto «le verifiche vanno fatte prima, non dopo». «Chiediamo una cosa sola: che queste verifiche vengano fatte prima, e da un tecnico indipendente» dichiarano i promotori.

Il percorso

Nei precedenti interventi pubblici Sares Green aveva difeso il percorso autorizzativo, ricordando che «il progetto è stato accompagnato da sei anni di studi e approfondimenti confluiti nella procedura di Valutazione di impatto ambientale».

A luglio l’azienda aveva inoltre richiamato un’indagine sanitaria su circa 69mila abitanti, che secondo la società «escludeva rischi sanitari non accettabili per la popolazione». Ma comitati e associazioni non si fermano e chiedono maggiore chiarezza. Sul fronte delle spese il comitato riferisce di avere raccolto circa 17mila euro e di averne utilizzati poco più di 5mila per il legale e un consulente. Il resto è destinato alla fase al Tar e ai compensi ancora da saldare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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