«Siamo sani e salvi, l'importante è quello. Ma il pensiero va alla gente ancora isolata o sotto il fango, la concentrazione di tutti deve andare a loro». Le prime parole di Marco Lombardi e Giovanni Fassini, i due escursionisti bresciani tornati a casa dopo essere rimasti bloccati in Nepal a causa delle violente alluvioni e delle frane che hanno devastato il Paese, sono per la popolazione colpita dalla tragedia.
Il loro viaggio di ritorno è stato impegnativo, tra scali e voli che li hanno riportati casa dopo essere riusciti ad allontanarsi dalla zona critica. Un lungo itinerario superato senza particolari intoppi finali, ma che lascia sullo sfondo il quadro drammatico di un territorio stravolto dalla furia dell'acqua. «Il fiume è diventato il doppio di quello che era normalmente e metà della sede stradale è finita sotto il fango», ha raccontato Lombardi descrivendo lo scenario incontrato prima di riuscire a raggiungere Kathmandu e imbarcarsi. Un'emergenza che sta mettendo a dura prova la tenuta dei soccorsi locali: «Per la popolazione si tratta di una situazione difficilissima da superare: serve l'aiuto di tutti per uscirne».
Per entrambi i viaggiatori bresciani si trattava della prima volta in Nepal, un'esperienza segnata dall'impatto con il maltempo ma anche dalla vicinanza con la comunità locale. «Grazie per l'attenzione che ci viene data – ha detto Giovanni Fassini –, ma ora il nostro pensiero va unicamente alle vittime e a tutte le persone che si trovano ancora in difficoltà. Quello nepalese è un popolo fantastico».
Con l'atterraggio a Orio al Serio si chiude la vicenda dei due bresciani, mentre nelle valli nepalesi continuano le operazioni di soccorso per assistere le popolazioni travolte dall'ondata di fango.




