Ci sono luoghi del mondo in cui andare a scuola (quando è possibile) significa sedersi su una panca improvvisata, stringere un quaderno tra le mani e cercare di seguire una lezione dentro un vecchio pollaio. È da lì, da quella scena difficile da dimenticare, che è partita l’avventura umana di Maria Lorenzini, 26 anni, di Gussago, oggi impegnata in Zambia in un progetto di cooperazione internazionale insieme ad Alessio, milanese di 29 anni, ed Emiliano, argentino con cittadinanza italiana di 34. Da quattro mesi i tre volontari vivono nella North Western Province dello Zambia, lavorando a stretto contatto con le comunità agricole locali.
La quotidianità
Il loro compito è aiutare i contadini a migliorare le condizioni economiche e sociali del territorio, ma Maria e i suoi compagni si sono trovati davanti anche a un’altra emergenza oltre ai campi coltivati e ai problemi della siccità: quella dell’istruzione. «Fin dal primo incontro con la comunità di Luuma – racconta Maria – abbiamo notato un grande edificio lasciato a metà e tanti bambini costretti a fare lezione in una struttura non adatta che, in realtà, era un pollaio appartenente ai giovani agricoltori».

Una situazione che ha colpito profondamente i tre volontari: «A pagare il prezzo di tutto questo erano proprio le persone più fragili: i bambini e gli stessi agricoltori che non potevano utilizzare quella struttura per il loro lavoro». Dietro quell’edificio incompiuto c’è una storia fatta di sacrifici. Gli abitanti del villaggio avevano infatti iniziato a costruire tre nuove aule raccogliendo autonomamente fondi, materiali e manodopera. Poi, però, è arrivata la siccità. I raccolti si sono fermati, le risorse sono venute meno e i lavori si sono bloccati. In una comunità che vive quasi esclusivamente di agricoltura, la mancanza d’acqua ha significato anche la fine delle possibilità economiche.
Generosità
Maria, Alessio ed Emiliano hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte. Hanno aperto una raccolta fondi online e, passo dopo passo, qualcosa ha iniziato a muoversi davvero. In poche settimane sono stati raccolti oltre 7mila euro. Una cifra che ha già permesso di completare il tetto della scuola, il traguardo più importante e più urgente.
«Senza quello – spiega Maria – l’edificio non poteva essere utilizzato. Adesso i bambini possono finalmente lasciare il pollaio e seguire le lezioni in uno spazio adeguato». Il cantiere è andato avanti velocemente: in appena due settimane la copertura è stata completata. Ora il progetto guarda avanti. Il secondo obiettivo è terminare l’intonacatura delle pareti e installare porte e finestre, così da creare ambienti più sani, protetti e dignitosi. La raccolta fondi proseguirà fino alla fine di maggio con la speranza di riuscire a completare i lavori prima dell’arrivo della stagione delle piogge.

«Il nostro sogno – racconta Maria – sarebbe costruire tutta la scuola, ma vogliamo essere realistici. Per questo abbiamo diviso il progetto in obiettivi concreti e raggiungibili: tetto, poi intonacature e infine porte e finestre». Il progetto, pubblicato su GoFundMe con il titolo «Let’s build a school together in Zambia», viene aggiornato costantemente dai tre volontari, che si sono assunti direttamente la responsabilità della trasparenza dell’iniziativa.
«Anche una piccola donazione può fare la differenza – conclude Maria – e chi non può contribuire economicamente può aiutarci condividendo la raccolta». Un piccolo gesto, dall’enorme potenziale.



