Il bresciano bloccato a Dubai: «Notte folle, pensavamo di morire»

«Pensavamo di morire, lasciando la nostra bambina senza genitori». Così il bresciano Andrea Cremaschini, insieme alla sua compagna, ha vissuto uno dei momenti più drammatici della sua vita a Dubai. Quella che doveva essere una piacevole vacanza tra mare e sole, si è trasformata in un incubo, segnato dalla paura costante di perdere la vita.
La coppia bresciana, che risiede a Chiari, era partita sabato 28 febbraio per un breve soggiorno negli Emirati: tre giorni appena, il tempo necessario per recuperare le ore di sonno del jet lag e ripartire alla volta dell’isola Mauritius. Ma le cose sono andate diversamente: al posto dell’ombrellone e dei lettini, si sono ritrovati materassini improvvisati, bombole di ossigeno e tanta apprensione.
La vicenda
«Non appena siamo atterrati, sabato scorso, abbiamo subito avvertito che c’era qualcosa di strano – racconta il 31enne, titolare dell'azienda Cremaschini, esperta in produzione di mangime per allevamenti –. L’aeroporto era deserto, nessun passeggero o volo in partenza; non c’erano neanche i controlli per il passaporto. Siamo andati direttamente in hotel». I due non hanno fatto in tempo a riposare che il silenzio è stato squarciato da un boato fortissimo: erano i frammenti di un missile iraniano, caduto a un centinaio di metri dall’albergo dove alloggiavano, nell’isola artificiale Palm Jumeirah.
«Non capivamo cosa stesse succedendo; vedevamo solo colonne di fumo levarsi in cielo – prosegue Cremaschini –. Sono stati i miei genitori a chiamarci dall’Italia per avvisarci: “C’è una guerra in corso, state al riparo”. Abbiamo pensato al peggio». Per proteggere gli ospiti la struttura alberghiera ha allestito un’area di emergenza: un garage con materassini improvvisati, bombole di ossigeno e condizionatori per affrontare il caldo. Lì la coppia ha trascorso la notte insieme agli altri turisti, tra preoccupazioni e incertezze.
«Attualmente lo spazio aereo è chiuso, non possiamo muoverci. Ci siamo messi in contatto con l’ambasciata e ora siamo in attesa di notizie – conclude –. Non vediamo l’ora di tornare e riabbracciare la nostra bambina in Italia». Per i due giovani genitori non resta che sperare in un ritorno immediato e sicuro.
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