Cronaca

La Finanza tassa i guadagni della cocaina: partita Iva ai trafficanti

La GdF di Brescia punta ad istituire una nuova prassi – assegnando in modo coatto la partita Iva – per ottenere ulteriori benefici per la collettività dai sequestri di droga
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Un sequestro di cocaina
Un sequestro di cocaina

L’attività illecita è comunque una attività economica. E come tale deve essere tassata. È partita da questo basilare principio la Guardia di Finanza di Brescia che, come secondo passaggio degli enormi sequestri di cocaina che ha effettuato negli ultimi mesi, ha avviato anche una specifica attività investigativa per chiedere di assegnare, ovviamente in modo coatto, partite Iva ai trafficanti o ai gruppi criminali che, nell’interpretazione della Finanza, rappresentano una società di fatto.

Quando la Camera di Commercio avrà assegnato loro una partita Iva dunque verranno calcolati i redditi di ciascuno per poi, in base agli scaglioni in cui si inseriranno, chiedere loro il pagamento delle relative imposte.

Considerando che tra il 2025 e il 2026 solo il Gruppo Operativo Antidroga di Brescia ha sequestrato più di una tonnellata di cocaina, nel corso di diverse operazioni, il fisco potrebbe chiedere conto dei profitti per un commercio, all’ingrosso, che ha fruttato un giro d’affari di oltre 40 milioni di euro.

Allo stesso modo, per riportare alla comunità qualcosa dei risultati investigativi, il Gruppo di Brescia ha stretto un accordo con la San Vincenzo per destinare alle famiglie in difficoltà i capi nuovi, sequestrati perché riportano marchi contraffatti, una volta eliminate le griffe. Abbigliamento che in passato veniva semplicemente distrutto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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