Il gruppo del Gigli è rientrato dalla Tanzania: «Esperienza unica»
Sono attesi questa mattina, martedì, all’istituto d’istruzione superiore Lorenzo Gigli di Rovato la trentina tra studenti, docenti e volontari (quelli dell’associazione orceana Talismano) di rientro dalla Tanzania. Il loro volo di rientro toccherà terra a Malpensa poco prima dell’alba.
Si chiude così il percorso formativo e solidale, giunto alla terza edizione, che quest’anno si è dovuto confrontare con le proteste di piazza scoppiate nel Paese africano a fine ottobre, dopo le elezioni politiche.
La conferma – con quasi il 98% dei voti – della presidente uscente, Samia Suluhu Hassan, ha scatenato la protesta delle opposizioni e di molti giovani, in particolare nella capitale Dar Es Salaam. Nella repressione che ne è seguita, ci sarebbero state – denunciano le 40 organizzazioni panafricane per i diritti umani riunite nel Pan African Solidarity Collective – almeno 3mila vittime, con centinaia e centinaia di arresti. Il condizionale è d’obbligo, visto che le autorità tanzaniane hanno bloccato internet per giorni, imponendo il coprifuoco serale e senza fornire informazioni su quanto accaduto nelle piazze, generando forte incertezza anche in Franciacorta.
La missione
Molta la preoccupazione per la sorte del gruppo di rovatesi (ma non solo) arrivati poche ore prima degli scontri a Pomerini, nella regione interna dell’Iringa, per uno scambio formativo l’istituto superiore agrario locale, il Dabaga. Qui opera, da 30 anni, fra Paolo Boldrini, missionario mantovano, in contatto da tempo con le associazioni bresciane In Viaggio con Fede e Talismano, quest’ultima da 20 anni impegnata a fianco della scuola che forma futuri veterinari e esperti di produzione agricola.
L’esperienza
«Abbiamo dovuto modificare i piani a causa delle restrizioni; fino al 20 novembre college e università sono stati chiusi. La nostra nuova parola d’ordine è stata quindi volontariato» spiega Miriam Bersini, docente del Gigli e responsabile del viaggio assieme al collega Roberto Sandrini, raggiunta durante uno degli scali del viaggio di ritorno tra Tanzania, Etiopia e Malpensa.
«Siamo stati all’asilo a Isuka, raggiungibile solo a piedi attraverso strade sterrate sull'altopiano e abbiamo giocato con i bambini. Siamo andati nelle scuole per diversamente abili ad aiutare il personale. Siamo stati ospiti di una scuola secondaria a Kitowo, fatto conoscenza con gli studenti e insegnanti, condiviso le nostre esperienze scolastiche. Abbiamo visitato e supportato l’attività dell’orfanotrofio e dell’ospedale di Usokami, gestito dalle suore».

Un programma quindi comunque fitto, senza dimenticare alcune delle attività più pratiche, fondamentali in zone difficilmente raggiungibili: «Ci siamo impegnati nella manutenzione della scuola, studiato matematica, giocato a pallavolo con i giovani abitanti del villaggio e qualche studente del college. È stata un’esperienza molto diversa dalle precedenti, ma comunque unica. Il gruppo si è unito, ha superato tutte le paure e difficoltà. Credo che porteremo nel cuore tutto l’amore di questo popolo così fragile, così semplice, così essenziale».
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