Chicchi come noci, carrozzerie crivellate, tetti danneggiati e coltivazioni in ginocchio. L’ondata di maltempo che si è abbattuta su Brescia e provincia ha lasciato dietro di sé una notevole conta di danni. Un copione che, purtroppo, si ripete con frequenza sempre maggiore: i chicchi di ghiaccio devastano intere zone in pochi minuti e per cittadini e imprenditori comincia la corsa a quantificare le perdite.
Di fronte a eventi atmosferici sempre più violenti e ravvicinati, la sensazione di vulnerabilità aumenta. Se da una parte c'è la richiesta di interventi strutturali e di sostegni pubblici, dall'altra ognuno si trova a fare i conti con la protezione dei propri beni. La gestione del rischio è diventata una voce fissa nell'economia familiare: c'è chi corre ai ripari potenziando le coperture assicurative per auto e casa, chi investe in protezioni fisiche come teli, reti e garage, e chi invece deve fare i conti con premi e franchigie arrivati a cifre spesso insostenibili.
Di fronte a questa nuova normalità fatta di tetti sferzati e auto bollate, la difesa della propria quotidianità cambia marcia. Ma come stanno reagendo i bresciani per evitare che la prossima tempesta si trasformi in un salasso?



