Cronaca

La manerbiese Giulia Fredi premiata a Oslo: è la miglior ricercatrice d’Europa

La 34enne lavora all'Università di Trento. Il riconoscimento per i suoi studi sui materiali compositi sostenibili
Giulia Fredi © www.giornaledibrescia.it
Giulia Fredi © www.giornaledibrescia.it

Il focus della sua ricerca sono i materiali compositi, soluzioni ad alta tecnologia progettate combinando diversi elementi per superare i limiti dei materiali tradizionali. Un’attività di qualificato livello che le è valso un prestigioso riconoscimento. Giulia Fredi, 34enne manerbiese, ricercatrice del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Trento, ha vinto l’Escm Young researcher award 2026.

Il riconoscimento

Il premio è assegnato dalla European society of composite materials al miglior ricercatore under 35 in Europa nel settore dei materiali compositi. Fredi lo ha ritirato nelle scorse settimane ad Oslo, durante la ventiduesima conferenza dedicata ai materiali compositi, dalle mani di Sotirios Grammatikos, professore alla Norwegian University of science and technology. È stata inoltre invitata a tenere una lettura pubblica dedicata alle attività di ricerca dell’ateneo trentino nell’ambito dello sviluppo di materiali compositi innovativi e sostenibili. Un intervento che è stato occasione per fare il punto sui risultati più recenti nel suo campo d’esperienza.

Le ricerche

«Il mio lavoro – spiega la ricercatrice – riguarda i materiali compositi, ottenuti combinando insieme materiali diversi (ad esempio una plastica e delle fibre di rinforzo) per ottenere proprietà migliori di quelle dei singoli componenti presi separatamente. In particolare, mi occupo di due filoni di ricerca. Da un lato compositi multifunzionali capaci non solo di essere resistenti, ma anche di immagazzinare e rilasciare calore, che potrebbero in futuro essere usati per rendere più efficienti dal punto di vista energetico edifici, veicoli o batterie, evitando surriscaldamento e/o riducendo sprechi ed emissioni. Il secondo filone riguarda, invece, i materiali compositi sostenibili, realizzati a partire da fonti rinnovabili o di scarto con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale di questi materiali lungo tutto il loro ciclo di vita».

Le difficoltà

Dal canto suo la ricercatrice vive il premio «come un riconoscimento del lavoro di ricerca svolto in questi anni e una spinta a continuare a lavorare con questo entusiasmo, magari riuscendo a coinvolgere sempre più il gruppo di ricerca e gli studenti che collaborano con me».

E aggiunge: «Il mio contratto da ricercatrice, durato tre anni e rinnovato poi per altri due, scade a dicembre e per me non ci sono prospettive di stabilizzazione in vista nel mio ateneo. Le recenti riforme del preruolo universitario hanno a mio avviso alcuni aspetti positivi, ma il transitorio tra il vecchio e il nuovo sistema sta durando troppo poco e persone come me, che hanno avuto incarichi e responsabilità didattiche e hanno contribuito alla vita del proprio ateneo rischiano di essere tagliate fuori».

Fredi non è nuova a riconoscimenti di alto profilo: in passato è stata infatti insignita del premio L’Oréal-Unesco for women in science (2020), del Premio Aimat per la miglior tesi di dottorato (2021) e dell’Eni Award come Young researcher of the year (2022).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...