Cronaca

Gioco d’azzardo, nel 2025 oltre 3 miliardi di euro giocati dai bresciani

Secondo i dati dell’Ats Brescia, oltre 460 milioni sono perdite effettive dei giocatori: il gioco digitale ha superato quello fisico
Nada El Khattab

Nada El Khattab

Giornalista

La ludopatia digitale ha superato quella fisica
La ludopatia digitale ha superato quella fisica

Gli occhi sono fissi sullo schermo colorato, l’udito accoglie dei suoni ripetitivi, anestetizzanti, ormai familiari. E le mani si muovono rapide, automatiche. È il gioco d’azzardo, «una patologia che crea dipendenza, portando con sé ansia, vergogna e depressione». Nel 2025, in provincia, le somme giocate hanno superato i 3,2 miliardi di euro. Di questi, oltre 460 milioni sono perdite effettive dei giocatori.

È quanto emerso ieri al convegno «Economia e gioco d’azzardo economico patologico - Strumenti di tutela e contrasto al sovraindebitamento», presentato all’Ats di Brescia. Un’iniziativa nata dalla collaborazione tra Ats Brescia, Associazione Comuni bresciani servizi, l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, l’Ordine degli avvocati e Fondazione bresciana per gli studi economico-giuridici.

Il quadro

«È un mercato fiorente, che evolve e in continua crescita – spiega il dirigente della Dg Welfare Regione Lombardia, Corrado Celata –. In aumento è soprattutto il gioco d’azzardo digitale: i dati che abbiamo registrato lo scorso anno, a livello nazionale, mostrano come questo abbia superato di gran lunga quello fisico». Parliamo, infatti, di 160 miliardi di euro all’anno: «una somma che è una volta e mezzo il fondo sanitario, pari a 112 miliardi di euro». 

In questo quadro, secondo l’esperto, ci sono due aspetti che vengono sottovalutati: «Il primo è che di questi 160 miliardi, più di 20 sono bruciati, ossia persi dalle persone e utilizzati per remunerare chi ha inventato il gioco. Sui restanti, e qui passiamo al secondo punto, c’è una parte di risorse fresche che viene sottratta ai circuiti produttivi che potrebbero generare lavoro, creatività e sviluppo economico».

Parlando sempre di numeri, secondo il direttore sociosanitario di Ats Brescia, Franco Milani «si stima che in Italia il 2-3% della popolazione abbia un grave problema legato al gioco d’azzardo, spesso accompagnato da indebitamenti fino a 20mila euro». 

Un quadro che viene definito come «una tempesta perfetta», perché «perfettamente coerente con il modello socio-culturale temporaneo, fondato sulla ricerca continua di denaro e potere d’acquisto». Effetti economici che si sovrappongono a quelli psicologici, con continui up e down, fasi alterne di prosperità e depressione. 

Alcuni degli attori presenti al convegno - © www.giornaledibrescia.it
Alcuni degli attori presenti al convegno - © www.giornaledibrescia.it

Gioco d’azzardo come patologia

A lungo termine fenomeni simili possono avere ripercussioni sulla salute della persona. Le conseguenze del gioco d’azzardo, infatti, «sono simili a quelle delle dipendenze da sostanze – chiosa la psichiatra Annalisa Bergamini –. Craving, bisogno crescente di giocare, aumento delle puntate e astinenza, con sintomi fisici e psicologici come sudorazione e depressione». Spesso il disturbo si accompagna ad altre dipendenze, «come abuso di alcol e tabagismo». Non un semplice vizio, quindi, «ma una vera e propria patologia riconosciuta dal Dsm (il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi, ndr)».

A Brescia

Sul territorio di Ats Brescia «sono oltre 400 le persone prese in carico dai servizi sanitari per il gioco d’azzardo patologico – le fa eco Maria Stefania Vizzardi, responsabile della Ssd Promozione della Salute Ats Brescia –. Il nostro obiettivo è avvicinare sempre di più i servizi ai cittadini e abbattere così ogni forma di stigma. Per questo motivo sono stati aperti 12 sportelli che, in tre mesi, hanno già offerto la consulenza a 24 persone. Perché – chiude la referente – dal gioco d’azzardo patologico si può guarire».

Psicologico, ma non solo: l’aiuto offerto dai servizi territoriali è anche economico. «Esiste la possibilità di accedere a strumenti di esdebitamento – chiarisce Graziella Canditti, referente dell’Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento –. Ma non si tratta di un paracadute automatico, ci sono dei criteri: il soggetto, oltre ad avere una diagnosi certificata, deve dimostrare la volontà concreta di risanare la propria situazione». Ma non è tutto: «È necessario anche capire se la persona abbia agito con consapevolezza e irresponsabilità o se la patologia certificata possa attenuare la valutazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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