«Per il gioco sono arrivato a rubare in casa. Ora quando lo sento nominare provo disgusto, rabbia». A raccontarlo è Mattia, uno degli otto ospiti della comunità residenziale per disturbi da gioco d’azzardo patologico Fantasina di Cellatica gestita dalla Cooperativa di Bessimo.
Il nome è di fantasia, ma la storia è vera: Mattia, 34 anni, è un educatore di comunità per minori. Ha iniziato a giocare «quattro anni fa dopo una storia d’amore finita male e in un contesto di ipercontrollo da parte dei genitori. Per prendere tempo per me – spiega – mi sono rifugiato nelle sale slot. I primi due anni sono riuscito a controllarmi, poi lo stipendio finiva in due settimane. E mi sono messo a chiedere prestiti».




