Ludopatia, «Provo disgusto per ciò che sono arrivato a fare»

«Per il gioco sono arrivato a rubare in casa. Ora quando lo sento nominare provo disgusto, rabbia». A raccontarlo è Mattia, uno degli otto ospiti della comunità residenziale per disturbi da gioco d’azzardo patologico Fantasina di Cellatica gestita dalla Cooperativa di Bessimo.
Il nome è di fantasia, ma la storia è vera: Mattia, 34 anni, è un educatore di comunità per minori. Ha iniziato a giocare «quattro anni fa dopo una storia d’amore finita male e in un contesto di ipercontrollo da parte dei genitori. Per prendere tempo per me – spiega – mi sono rifugiato nelle sale slot. I primi due anni sono riuscito a controllarmi, poi lo stipendio finiva in due settimane. E mi sono messo a chiedere prestiti».
Il percorso
Un anno fa Mattia ha deciso di dire basta: «Ho fatto un percorso di terapia famigliare e poi, da metà settembre, sono arrivato a Cellatica». Per scelta il 34enne ha interrotto i contatti con l’esterno: «Voglio lavorare su me stesso, imparare a essere autonomo. La routine di comunità mi sta aiutando». Del periodo buio ricorda che «sebbene non abbia perso un giorno di lavoro, le slot sono state totalizzanti. Mi rifugiavo in quel mondo quando mi sentivo oppresso, arrabbiato». Ora dice di aver «preso in mano» la sua vita: «I miei genitori un anno e mezzo fa hanno saldato i debiti e io, con stipendio e sacrificio, sono riuscito a ripagarli. Questo mi dà la spinta per affrontare seriamente il percorso».
A chi in questo momento è schiavo del gioco Mattia dice che «bisogna imparare a chiedere aiuto. Ci vuole fatica e coraggio, ma ce la si può fare». Fantasina, come spiega la coordinatrice Anna Schiavone, ha «una lista d’attesa di sei persone. Nel tempo sono aumentate le richieste di presa in carico dei giovani. Al periodo in comunità segue un percorso di accompagnamento territoriale che aiuta a gestire il tempo libero e le relazioni. In noi, anche dopo, gli utenti possono sempre trovare un porto sicuro».
Dal 2019 Fantasina ha ospitato 40 uomini e 12 donne; l’utente più giovane è un 23enne, il più anziano un 74 enne. Persone che «hanno trovato nel gioco – spiega – un modo distorto per affrontare momenti critici».
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