Cronaca

Ghedi, via le maxi pompe di calore: ogni casa avrà il proprio impianto

Verso la chiusura il caso dei condomini Nave e Gregotti, dopo due anni di proteste da parte dei cittadini
Gianantonio Frosio
Una delle due enormi pompe di calore
Una delle due enormi pompe di calore

Tutto è bene quel che finisce bene. E se anche non è finito (almeno non ancora), finalmente è stata trovata una soluzione: le due enormi pompe di calore centralizzate stanno per essere smantellate. In loro vece verranno messe (probabilmente sul tetto dei condomìni), tante piccole pompe di calore: una per ogni appartamento. Dunque, si sta per chiudere il caso delle pompe di calore dei condomini Nave e Gregotti a Ghedi, finite sotto le luci della ribalta un paio di anni fa.

La vicenda

Tutto era iniziato quando gli abitanti delle villette che si affacciano sul parco Don Tracconaglia si erano lamentati del fatto che le pompe (realizzate col 110%) disturbavano: troppo rumore e troppe vibrazioni. Le successive «indagini» avevano permesso di scoprire che, oltre a dar fastidio, le pompe erano dove non dovevano essere: una, addirittura, era sul suolo pubblico.

Quando il Comune aveva imposto l’abbattimento delle pompe «perché siamo di fronte a un abuso edilizio che va sanato», era iniziata una via crucis di richieste, beghe e carte bollate. La questione era arrivata anche al Tar, che aveva accolto le ragioni del Comune.

Siccome, pur in presenza di un abuso, c’erano tante famiglie che lo scorso inverno hanno avuto il riscaldamento a singhiozzo perché il Comune aveva imposto l’accensione part time delle pompe, insieme con il vice Prefetto Gabriele Giovannetti Melchiorre, il sindaco Federico Casali e il suo vice Giovanni Cazzavacca si erano gettati in un’estenuante trattativa con le parti in causa, che ha portato alla soluzione di cui abbiamo detto.

I più contenti sono proprio sindaco e vicesindaco, che, incolpevoli, si sono trovati questa gatta da pelare: «Nella certezza di essere nel giusto – dicono – abbiamo cercato una via di uscita, perché la situazione si stava ritorcendo contro tante famiglie, che si sono trovate coinvolte loro malgrado». Già: di chi è la responsabilità dell’abuso edilizio? Le bocche sono tappate, ma, a taccuini chiusi, qualcuno ammette che «i condòmini si sono fidati, naturalmente in buona fede, di persone che non meritavano fiducia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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