Giuseppe Prezzolini diceva che «in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio». Senza saperlo, lo scrittore e sagace aforista aveva anticipato la vicenda del maxischermo piazzato sotto l’abside della chiesa, su un terreno che, in passato, ospitava un cimitero. Allestito nel 2025 in occasione del Palio dei quartieri, il maxischermo doveva essere tolto a fine gare, a settembre.
Siccome a ottobre era ancora lì, le opposizioni avevano chiesto «rispetto per la memoria e la sacralità di quello spazio che un tempo custodiva le spoglie dei nostri avi», sottolineando che «questo ecomostro luminoso emette una luce invadente che contrasta con l’armonia architettonica della piazza e della chiesa».
Botta e riposta
Il maxischermo promuove le attività organizzate in paese, anche e soprattutto in occasione delle feste di fine anno, avevano risposto Lorenzo Borzi dal Comune e i commercianti, lasciando intendere che dopo Natale sarebbe stato rimosso. L’Epifania, però, ha portato via tutte le feste, ma non l’«ecomostro», che a metà gennaio era ancora al suo posto. Idem a Pasqua, Pasquetta e 1° Maggio. È arrivata pure la Festa della Repubblica, col maxischermo sempre lì, immobile come Tutankhamon nel suo sarcofago, pronto per il Palio 2026.
La reclame è importante: «Pubblicizzare la competizione tra quartieri e le iniziative dei commercianti è lodevole – dice il consigliere di minoranza Anna Guarneri –. Però viene da chiedersi se a Ghedi non ci sia un altro fazzoletto di terra…». Cioè: visto che il Comune si distende su 60 chilometri quadrati (a spanne sono 18.000 piò bresciani), possibile non ci sia un altro angolino, un brandello di spazio per il maxischermo? «L’ha ordinato il medico di metterlo sotto l’abside della chiesa? – aggiunge Guarneri –. Anche se fosse: non doveva sbaraccare a fine Palio?». «Decidono di lasciarlo? – chiosa il consigliere Emanuele Belloni –. Lo dicano chiaramente…».
Continua la polemica
L’attesa continua, insieme con la polemica e gli sguardi di chi, passando dalla piazza, alza il sopracciglio. Fosse ancora tra di noi, al maxischermo Lucio Battisti avrebbe dedicato una canzone: «Ancora lì? Ma non dovevamo vederlo più? E come sta? Domanda inutile…».


