Cronaca

La Chiesa bresciana guarda al futuro: dalla famiglia ai troppi immobili

Il provicario generale mons. Carlo Tartari anticipa i temi che verranno trattati dai 320 delegati che parteciperanno al convegno di aprile
Il provicario mons. Carlo Tartan e il vescovo Pierantonio Tremolada © www.giornaledibrescia.it
Il provicario mons. Carlo Tartan e il vescovo Pierantonio Tremolada © www.giornaledibrescia.it
AA

Il cardinale Matteo Zuppi ha definito la nostra società post-cristiana, per il presidente della Cei non si tratta però ovviamente di una sconfitta, ma piuttosto di un’opportunità per riscoprire un cristianesimo più autentico. Una sfida gigantesca da cui non si può prescindere. Ne è ampiamente convinto anche il nostro vescovo Pierantonio Tremolada che, dopo aver viaggiato in tutta la diocesi per incontrare le varie comunità durante la visita giubilare, si prepara ora al convegno diocesano del prossimo aprile.

Un appuntamento molto atteso, anche perché i temi da discutere non sono certo poca cosa: dai giovani alla famiglia, dalla gestione pratica delle parrocchie alle Unità pastorali; c’è poi indubbiamente il calo costante della partecipazione alle messe (mediamente nel Bresciano siamo attorno al 15%), senza dimenticare la, non certo secondaria, questione dei moltissimi immobili da gestire, strutture a misura di comunità (purtroppo) che sono solo un ricordo. Da discutere ce ne sarà quindi eccome, «non dobbiamo però pensare solo a un elenco di problemi, ma anzi di opportunità da cogliere» sottolinea mons. Carlo Tartari, provicario generale della Diocesi, che con il vescovo ha partecipato a tutti gli incontri; e ancora: «Al termine del convegno prenderemo sicuramente delle scelte concrete». Come detto, c’è molta attesa.

Le visite sul territorio

Uno dei 116 incontri pastorali di mons. Tremolada © www.giornaledibrescia.it
Uno dei 116 incontri pastorali di mons. Tremolada © www.giornaledibrescia.it

Vista la dimensione della nostra Diocesi (la quinta più grande d’Italia), e il tempo limitato, non si è trattato di una visita pastorale in senso classico, con incontri in tutte le singole parrocchie; il vescovo si è recato per un giorno e mezzo nelle varie zone pastorali, diciannove quelle in cui mons. Tremolada ha incontrato i sacerdoti e i Consigli di partecipazione; in totale ci sono stati 116 appuntamenti, ai quali si sono aggiunte le dodici sessioni dei consigli di partecipazione diocesani.

Sei le aree tematiche che hanno fatto da filo conduttore: il giorno del Signore, i Consigli, pastorale ordinaria e d’ambiente (intesa come extraparrocchiale), amministrazione, ministerialità e formazione. Circa 280 le relazioni che sono state consegnate al vescovo: di tutta mole di lavoro si cercherà di fare sintesi, appunto, nel convegno di aprile.

Indicazioni

Il Giubileo che si chiude ufficialmente oggi (in diocesi la conclusione è stata domenica 28 dicembre scorso) è stato quindi per la Chiesa bresciana anche un periodo di discernimento. «Ci siamo chiesti cosa Dio domanda a noi in questo territorio. Mi sono fatto anch’io pellegrino nella diocesi» ha detto il vescovo durante la celebrazione di chiusura dell’Anno Santo. «Non posso nascondere – aveva detto il vescovo nei mesi scorsi – che da questo percorso di riflessione di ampio respiro e di intensa spiritualità mi attendo anche indicazioni importanti e non vaghe sulla nostra azione pastorale».

Parlando dei temi oggetto di riflessione, aveva aggiunto: «Penso alle forme di esercizio della responsabilità amministrativa e alle scelte riguardanti le strutture ecclesiali; penso al ministero ordinato e alla necessità di ripensarlo nel nuovo quadro dell’articolazione territoriale della nostra Chiesa».

Come sta la Chiesa bresciana

Dopo una marea di incontri e centinaia di pagine di relazioni, qual è la fotografia della Chiesa bresciana? «Una Chiesa viva ma certamente non esente dalle fatiche del nostro tempo – spiega mons. Tartari –. Indubbiamente quello che fino a qualche decennio era scontato ora non lo è più, basti citare la partecipazione alle messe. Voglio però ribadire che il nostro intento, fin da subito, non è stato quello di fare un mero sondaggio su quello che non va; abbiamo ascoltato per capire le sfide pastorali da affrontare, partendo dalla principale: il Vangelo può ancora essere significativo nella vita delle persone, delle nostre comunità?».

Il convegno

Saranno 320 i delegati che parteciperanno al convegno che si svolgerà in due sessioni: dal 10 al 12 aprile e dal 17 al 19 aprile; persone scelte per rappresentare tutta la diocesi: presbiteri e religiosi certo, ma il 60% sarà rappresentato da laici che arriveranno da tutte le zone pastorali. Entro fine gennaio i delegati riceveranno i «lineamenta», un documento nel quale troveranno una sintesi del percorso fatto e gli spunti su cui riflettere e discutere.

«Il convegno non porterà chiaramente a soluzioni per tutti i temi che tratteremo – specifica mons. Tartari –, ma indubbiamente verranno prese decisioni concrete e subito operative. In altri casi si avvieranno percorsi comunque ben precisi». Il convegno infatti non intende anzitutto rispondere a singole urgenze organizzative, ma «aiutare l’intera Diocesi a riconoscere il senso proprio dell’essere Chiesa oggi, in questo tempo, in questo nostro territorio» precisa mons. Tartari. Ma la concretezza non mancherà.

Unità e zone pastorali

Per fare un esempio, attualmente le zone pastorali sono 32, l’obiettivo è ridurle a 18/19, «avviando parallelamente un percorso per valorizzare i vicari zonali».

C’è poi il tema delle Unità pastorali, un percorso iniziato dal vescovo Luciano Monari che negli ultimi anni sta procedendo a passi spediti, non sempre tutto è lineare: non è facile superare i campanilismi (in alcuni casi si sono anche registrati scollamenti tra indicazioni diocesane e realtà locali), ma è altrettanto vero che i sacerdoti per coprire tutte le parrocchie non ci sono più, e (a onor del vero) neppure i fedeli a riempire le varie chiese. Attualmente sono 32 le Unità pastorali già costituite (a breve si aggiungeranno quelle di Pontevico e Palazzolo); la Diocesi punta ad arrivare a cento: c’è ancora strada da percorrere.

Una delle Unità pastorali bresciane © www.giornaledibrescia.it
Una delle Unità pastorali bresciane © www.giornaledibrescia.it

Sinodalità

Per quanto riguarda la partecipazione alla vita della Chiesa, mons. Tartari spiega che la sfida sono i giovani ma ancor di più lo è l’età adulta, quella fascia da 30 a 60 anni che oggi sta letteralmente sparendo dalle parrocchie. Si parlerà di famiglia, «un ambito decisivo ma sempre più vulnerabile – sottolinea il provicario – segnato da crisi relazionali, denatalità e nuove povertà sociali». Il percorso di Iniziazione cristiana ha sollevato non pochi dubbi, in particolare per le scelte legate alla cresima.

Si studierà poi come sgravare i parroci da questioni burocratico/amministrative che oggi pesano non poco sulle loro spalle, magari anche liberandoli dalla gestione di strutture ormai fuori dal tempo, per usare un eufemismo. Quest’anno verranno poi rinnovati i Consigli pastorali a tutti i livelli: dalle parrocchie/Unità pastorali fino alla Diocesi. Con una parola d’ordine: sinodalità. «Sinodalità che significa camminare insieme – conclude mons. Tartari –, ma che non annulla i ruoli, questo va precisato: le specificità ministeriali restano». Per non cadere nella deleteria e illusoria deriva dell’uno vale uno, che nella Chiesa (per fortuna) non è mai esistita.

Il programma

Il card. Tolentino Mendonça
Il card. Tolentino Mendonça

In questi giorni i delegati riceveranno i «lineamenta» su cui documentarsi e riflettere in vista dell’importante appuntamento. Il programma è in fase di definizione finale, ma è ovviamente già ampiamente delineato. Due le sessioni che si svolgeranno al centro pastorale Paolo VI di via Gezio Calini in città: dal 10 al 12 aprile e dal 17 al 19 aprile.

L’apertura della prima sessione è affidata alla relazione del cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione; il titolo del suo intervento: «La natura intrinsecamente missionaria della Chiesa». Prima sessione che sarà chiusa domenica 12 aprile dalla celebrazione presieduta dal cardinale Mario Grech, a capo della Segreteria Generale del Sinodo. La seconda sessione sarà invece aperta dalla riflessione di mons. Erio Castellucci che parlerà di sinodalità. Saranno giornate particolarmente intense che porteranno all’elaborazione di documenti di sintesi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...