Cronaca

Funghi, occhio ai pericoli: i consigli utili per uscire in sicurezza

In Lombardia, soltanto nell’ultima settimana, sono morte cinque persone: le piogge hanno resto scivolosi i terreni nei boschi, ma c’è pure il rischio di intossicazione. Ecco come comportarsi
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Funghi porcini in un bosco
Funghi porcini in un bosco

Cinque cercatori di funghi morti in una sola settimana: il bilancio lombardo, in piena stagione, è tragico. Un 76enne, Giuseppe Ferola, è stato trovato privo di vita a Civo, in provincia di Sondrio. A distanza di poco tempo la stessa sorte è toccata ad Antonio Dragone, 70enne di Seregno, deceduto a Casargo dopo essere uscito di casa da solo. Le piogge degli ultimi giorni rendono scivolosi i terreni sui versanti montani e moltiplicano i pericoli. È l’aspetto al quale prestare più attenzione, accanto a quello strettamente micologico, legato al rischio d’intossicazione in caso di ingerimento di funghi pericolosi. Ecco alcuni consigli utili per mettersi in sicurezza ed evitare pericoli per la propria incolumità.

Pianificazione e prevenzione

È opportuno studiare zona, dislivello, pendenze, sentieri e possibili vie di rientro, oltre a controllare il bollettino meteorologico e rinunciare se sono previsti temporali o condizioni sfavorevoli. Cnsas e Cai sottolineano sui propri canali l’importanza di questa pianificazione. La zona scelta dev’essere compatibile con la propria preparazione fisica, età ed esperienza. Se la stanchezza diventa insostenibile, meglio tornare indietro.

Meglio uscire sempre in compagnia. Se si è da soli, è bene comunicare a una persona fidata l’area che si intende frequentare, il punto di partenza, l’orario previsto di rientro e il modello automobile sul quale si viaggia. Attenzione ai temporali, che in montagna possono manifestarsi all’improvviso: la Protezione Civile raccomanda di scendere dalle zone elevate ed esposte, allontanarsi da creste e strutture metalliche e cercare un riparo sicuro, preferibilmente una vettura o un edificio.

Un intervento del Soccorso Alpino
Un intervento del Soccorso Alpino

L’attrezzatura

È importante scegliere con cura indumenti e calzature: gli scarponi da escursionismo garantiscono una buona aderenza al suolo anche in caso di terreno bagnato. I comuni stivali di gomma, ad esempio, rischiano di essere molto meno pratici su foglie, fango e pendii scivolosi. Sono consigliabili pantaloni lunghi e abbigliamento a strati. Nello zaino è sempre utile avere un impermeabile, un capo caldo, acqua, qualcosa da mangiare, una piccola dotazione di primo soccorso, un telo termico e una lampada frontale.

Il telefono, quando si esce, dev’essere carico. Per essere pronti a ogni evenienza, meglio avere con sé anche un powerbank e una mappa cartacea, qualora non fosse possibile consultare quella sul proprio smartphone. Il Cnsas mette a disposizione GeoResQ, che consente di trasmettere una richiesta di soccorso con la posizione e viene gestita da centrali operative attive ventiquattro ore su ventiquattro.

Come riconoscere un fungo velenoso

L’altro rischio da scongiurare, come detto, è quello di ingerire funghi velenosi, e in alcuni casi potenzialmente mortali. Come riconoscerli? Una delle raccomandazioni del Ministero della Salute è di non delegare la valutazione a un’app o a un semplice riscontro fotografico. Tantomeno a informazioni trovate sui social. Per fugare ogni dubbio occorre rivolgersi agli ispettorati micologici, che in genere sono gratuiti.

Un fungo velenoso
Un fungo velenoso

Per una valutazione corretta il fungo dev’essere conservato nella sua interezza: non vanno eliminate le parti alla base, e soprattutto non va spezzettato, lavato o raschiato, perché alcune caratteristiche necessarie all’identificazione potrebbero andare perdute. All’ispettorato va consegnata l’intera raccolta, non un semplice campione, perché tra gli esemplari apparentemente uguali potrebbe essercene uno tossico.

È fondamentale evitare funghi fradici, ammuffiti, fermentati, congelati, eccessivamente maturi o fortemente deteriorati. Per trasportarli un cestino è più che adeguato: l’Ats di Brescia raccomanda contenitori rigidi e aerati, evitando i sacchetti di plastica che favoriscono deterioramento e decomposizione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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