Foti: «Un piano Ue efficace sull’energia: costi troppo alti per le imprese»

Il ministro ieri a Brescia: «Il Pnnr è prioritario». E sull’Europa: «Va resa più competitiva e sicura»
Tommaso Foti - © www.giornaledibrescia.it
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Da Montecitorio all’Europa. Dalla politica parlamentare alle grandi sfide dell’Unione. Tommaso Foti, tra il novembre del 2022 e il dicembre del 2024 ha ricoperto il ruolo di capogruppo alla Camera dei Deputati di Fratelli d’Italia. Il 2 dicembre è stato nominato ministro per l’attuazione del Pnnr e per gli Affari europei prendendo il posto di Raffaele Fitto, nel momento cui quest’ultimo è diventato vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione.

Ieri il ministro è stato a Brescia, l’occasione per questa intervista. I dossier sul tavolo di Foti sono molti e di importanza capitale per il futuro del nostro Paese e si intrecciano, di fatto, anche con il futuro dell’Unione europea. L’Italia in una fase molto complicata per la Germania è chiamata ad un supplemento d’impegno in Europa, proprio mentre Trump sta mettendo in discussione i rapporti euroatlantici e quel multilateralismo che ha caratterizzato il post Guerra Fredda.

Ministro Foti ha iniziato da qualche mese la sua esperienza al ministero, quali sono le sue priorità?

Il PNRR è sicuramente l’impegno prioritario dovendo riprogrammare alcune misure e rispettare le scadenze. Quanto alla politica europea l’obiettivo è di avere più Italia in Europa. Un incarico, quello affidatomi, che richiede responsabilità, determinazione e pragmatismo.

L’Europa sta vivendo un periodo critico in uno scenario internazionale in grande mutamento, quali sono le priorità per l’Unione?

L’Europa va resa più competitiva, più semplice e più sicura. A gennaio la Commissione Europea ha presentato la Bussola per la Competitività, che privilegia chimica, automotive e acciaio. L’Italia è favorevole a un nuovo strumento generale di politica industriale dell’Unione Europea, volto a finanziare progetti di comune interesse dei Paesi membri. Infine, abbiamo già detto chiaramente che il finanziamento di nuove priorità - quali la difesa e la duplice transizione - non potrà intaccare le risorse destinate alle politiche di coesione e alla PAC.

La Provincia di Brescia è leader del manifatturiero, ma è legata alle sorti della Germania. La crisi dell’automotive e le politiche del Green Deal ha depresso la domanda. Cosa propone l’Italia?

Brescia nel 2024 risulta essere la sesta provincia esportatrice del Paese, e le sue imprese concorrono ad oltre il 3,3% dell’export nazionale. La filiera industriale bresciana - come quella lombarda - è fortemente integrata con quella tedesca, che è da più semestri in sofferenza, anche in ragione delle decisioni a suo tempo assunte sull’automotive. L’Italia, in relazione alla strategia del Green Deal, si batte da sempre in Europa per il rispetto del principio della neutralità tecnologica, tema sul quale oggi si avverte una generale sensibilità degli altri Paesi.Il Clean Industrial Deal dovrebbe inoltre rappresentare una decisa inversione di tendenza, perseguendo il prioritario obiettivo di rendere concorrenziali le imprese energivore.

Altro grande tema sollevato dalla nostra industria è quello dell’energia e dei costi. Cosa può fare l’Europa?

Concordo con il Commissario europeo per l’energia Jørgensen: se non riduciamo i prezzi energetici, non possiamo essere competitivi. L’Italia è uno degli Stati membri in cui il costo dell’energia per utenti non domestici risulta più elevato. Per questo stiamo lavorando per rendere quanto più efficaci le disposizioni del prossimo Affordable Energy Action Plan per le nostre aziende, un piano che prevede risparmi per i consumatori europei di 45 miliardi di euro nel 2025 e fino a 260 miliardi di euro entro il 2040.

Lei cosa pensa di un esercito europeo in Ucraina come forze di pace?

Ritengo che ipotizzare l’ invio di truppe europee in Ucraina in assenza di una pace stabilita non abbia senso alcuno. Ciò detto, qualsiasi intervento si voglia successivamente disporre deve avvenire, a mio avviso, sotto l’egida delle Nazioni Unite. In ogni caso e’ auspicabile che nel Consiglio europeo straordinario del 6 marzo si affronti il tema.

È preoccupato dai dazi di Trump contro le produzioni europee?

Il Commissario al Commercio UE Sefcovic ha suggerito un approccio basato non sullo scontro «muro (di dazi) contro muro», bensì sull’individuazione di possibili aree di cooperazione. Gli Stati Uniti rappresentano il più solido alleato dell’Italia al di fuori dell’UE ed un importantissimo partner commerciale. Parliamo del secondo mercato di sbocco per le nostre merci in termini assoluti ed il primo al di fuori dell’Unione europea. Ad oggi non siamo ancora davanti a dazi americani, ma è evidente che ci sia una prospettiva concreta di queste misure, di fronte alla quale dobbiamo farci trovare pronti. Rilanciando, ad esempio, una politica di cooperazione con l’industria della difesa americana e con accordi per l’acquisto di gas (GNL).

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