Il Veneto è la prima Regione governata dal centrodestra a definire tempi e procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Dopo due giorni di discussione, il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge di iniziativa popolare «Liberi subito», promossa dall’associazione Luca Coscioni e sostenuta da una raccolta di circa 9mila firme. Il provvedimento, già esaminato e bocciato nel gennaio 2024 per un solo voto, è tornato in aula oltre due anni e mezzo dopo ottenendo 32 voti favorevoli, 14 contrari e quattro astensioni. Decisivi sono stati gli emendamenti approvati nel primo pomeriggio, dieci dei quali presentati dal presidente della Regione Alberto Stefani.
«Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari», ha osservato Stefani, spiegando che gli emendamenti sono stati elaborati «nel senso del favor vitae» e con l’accordo di tutte le forze della maggioranza.
Una posizione che non ha però ricomposto le divisioni all’interno del centrodestra. Tra i contrari alla legge c’è Paolo Inselvini, eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr, che attacca duramente la scelta del Consiglio regionale.
La reazione
«È assurda la legge sull’eutanasia approvata in Veneto – afferma Inselvini –. Il Servizio sanitario esiste per curare e alleviare la sofferenza, non può trasformarsi nel sicario di Stato». Secondo l’eurodeputato, il provvedimento rischia di spostare sul malato una responsabilità che dovrebbe invece essere affrontata attraverso l’assistenza e le cure. «Approvare l’eutanasia significa affossare il debole, ponendo su di lui la responsabilità di farsi da parte».
Nel suo intervento Inselvini richiama anche le esperienze di altri Paesi, sostenendo che il ricorso al suicidio assistito si sarebbe progressivamente esteso anche a situazioni diverse dalla malattia fisica. «Ci sono Paesi che ormai somministrano il suicidio di Stato a persone sempre più giovani e per ragioni anche distanti dalla malattia fisica, come la depressione e la disabilità mentale», sostiene. Da qui la domanda rivolta agli alleati di governo: «È questa la società che vogliono costruire gli alleati nel centrodestra?».
La posizione di FdI
Inselvini rivendica quindi la posizione assunta da Fratelli d’Italia. «Abbiamo mantenuto la parola opponendoci con coerenza. Il centrodestra non insegua la sinistra sul terreno della morte: siamo stati votati per difendere la vita, soprattutto quando è più debole».
Il tema del fine vita torna così a dividere il centrodestra, anche di fronte a una legge che, secondo il presidente Stefani, è stata modificata rispetto al testo originario proprio attraverso gli emendamenti della maggioranza.
Per Inselvini, però, la risposta alla sofferenza deve essere un’altra. «Alla sofferenza si deve rispondere con cure palliative e con assistenza, vicinanza e solidarietà. Mai con la morte».


