Non solo a Brescia: festa per San Faustino anche a Darfo e Manerbio

Giuliana Mossoni, Umberto Scotuzzi
La fiera più grande della Valle non delude: duecento espositori e record di presenze. Nella Bassa la sfida dell’albero della cuccagna e la sfilata di carnevale
Folla tra le bancarelle a Darfo © www.giornaledibrescia.it
Folla tra le bancarelle a Darfo © www.giornaledibrescia.it
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Il 15 febbraio si festeggiano i santi patroni di Brescia, Faustino e Giovita. In città la classica fiera ha richiamato migliaia di persone, complice anche la giornata di sole dal sapore quasi primaverile: quasi 200mila le presenze a fine giornata.

Ma non solo a Brescia si è celebrato a San Faustino: quella di ieri è stata una giornata di tradizione e festa anche a Darfo e Manerbio.

A Darfo

Folla tra le bancarelle a Darfo © www.giornaledibrescia.it
Folla tra le bancarelle a Darfo © www.giornaledibrescia.it

(Giuliana Mossoni) Una giornata di sole caldo e cielo azzurro, l’aria frizzante quanto basta e duecento bancarelle rumorose e colorate: è la ricetta perfetta della festa patronale di San Faustino a Darfo, andata in scena ieri dall’alba al tramonto nel centro della città. Ingredienti che, mixati, hanno fatto gridare al record di presenze: impossibile, ieri pomeriggio, trovare un parcheggio o passeggiare veloci sul lungo serpentone della fiera. Tutto sold out, compreso l’entusiasmo.

La fiera più grande della Vallecamonica non ha tradito le attese sin dalle prime ore del mattino, quando il profumo delle frittelle calde e dello zucchero filato ha iniziato a innalzarsi nell’aria.

La celebrazione solenne delle dieci, nell’omonima chiesa parrocchiale in centro a Darfo, ha richiamato centinaia di fedeli, che hanno rinnovato la devozione al loro patrono. Il parroco don Fabrizio Bregoli ha parlato di una festa dei cuori, dove si incontrano le umanità, dove nessuno può mancare. Lungo il percorso si è visto anche il sindaco Dario Colossi, che, nell’augurare di trascorrere una buona festa, ha colto l’occasione per raccontare la storia dei due martiri cristiani del secondo secolo, decapitati il 15 febbraio a Brescia.

Si tratta della fiera più grande della Valle Camonica © www.giornaledibrescia.it
Si tratta della fiera più grande della Valle Camonica © www.giornaledibrescia.it

Ma è lungo il percorso delle duecento bancarelle e al luna park, che ha colonizzato le piazze di Darfo già da diversi giorni, che è andato in scena il divertimento vero.

In vendita un po’ di tutto, dall’abbigliamento all’artigianato, dall’enogastronomia passando per l’oggettistica e i casalinghi, «con tutte, ma proprio tutte, le novità dedicate alle casalinghe» urlava un ambulante ieri pomeriggio a un lato della strada.

Durante l’appuntamento di San Faustino a Darfo non manca mai neppure la solidarietà, con diversi banchi delle associazioni a proporre i loro ideali, progetti e iniziative. Tra questi anche Camunia soccorso, con l’ambulanza che l’associazione Ucis ha affidato ai volontari camuni di stanza a Livigno per le Olimpiadi.

A Manerbio

(Umberto Scotuzzi) Anche Manerbio, ieri, ha reso omaggio ai Santi Faustino e Giovita. E lo ha fatto, come da tradizione, mescolando sacro e profano, riti religiosi e tradizioni popolari. Il tutto in uno dei quartieri più antichi della cittadina, a pochi passi dal centro storico: qui sorge un piccolo tempio votivo, che fu fondato a fianco di un ospizio e di una fattoria che offrivano un tetto ai coloni vescovili e ai viandanti che transitavano lungo la via Porzano-Manerbio.

Il palo della cuccagna a Manerbio © www.giornaledibrescia.it
Il palo della cuccagna a Manerbio © www.giornaledibrescia.it

Il momento clou della giornata è stato la gara all’ultimo miglio che, resa ancora più avvincente dalla presenza di un sole simil primaverile, ha visto gareggiare tre squadre per conquistare l’albero della cuccagna. Nessuna delle tre è riuscita a cogliere i premi in palio, rigorosamente espressione della tradizione culinaria della Bassa. Ma tutte (i giovani delle «Rondini manerbiesi», «I gnari di Fara» e i «Pudiano boys»), in una serie di salite e discese lungo l’albero, debitamente cosparso di grasso, tra gli incitamenti e gli applausi della folla presente, hanno ricevuto un premio per il loro impegno e il loro sforzo.

La competizione, che ogni anno fa rimanere con il naso all’insù gli spettatori catturati dalla magia di un rito antico quanto sempre nuovo, è stata inoltre allietata dall’arrivo delle maschere di Carnevale in sfilata, dopo essere partite dall’oratorio. Per l’occasione i partecipanti hanno inserito nel proprio abito carnascialesco chi un nastro bianco, chi una colomba e chi un segno espressione del proprio desiderio di pace. Non sono poi mancate le bancarelle di leccornie, alcuni piatti della tradizione, come i «mondöi» (ovvero le castagne), vin brulè e formaggio caldo, cucinati dagli amici del Vespa club e dai cacciatori.

Protagonista anche la parte sacra, con la celebrazione della solenne funzione e l’esposizione della reliquia dei santi patroni nella chiesetta, eretta nel XIII secolo e ricostruita nel XVI, che fu fondata a fianco di un ospizio e di una fattoria che offrivano un tetto a coloni vescovili e viandanti. Il piccolo tempio fu anche cappella privata dei conti Martinengo-Di Rosa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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