Cronaca

Se i nonni scioperassero: quanto vale il loro aiuto con i nipoti?

Stabilire numeri, tra ore e costi, è quasi impossibile. Nel giorno della loro festa, ecco una proiezione basata sull’ultima indagine Istat
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Il 2 ottobre si festeggiano i nonni
Il 2 ottobre si festeggiano i nonni

Oggi, 2 ottobre, si festeggiano i nonni. Guardiani delle tradizioni, custodi delle storie di famiglia, welfare imprescindibile per figli e nipoti. Perché se il sistema dell’accudimento regge, e va avanti, buona parte del merito è loro.

Per capire che cosa rappresentino davvero nelle famiglie italiane bisognerebbe provare, per un momento, a immaginare che cosa accadrebbe se, ipoteticamente, decidessero di scioperare. Non per molto: basterebbe una settimana.

È sufficiente mettersi davanti a una scuola all’ora dell’uscita, o all’ingresso di una piscina, o di una palestra o di un campo da calcio nel pomeriggio per trovare nonne e nonni che aspettano, recuperano zaini, accompagnano a casa, preparano una merenda, controllano i compiti, portano i bambini allo sport e aspettano che i genitori finiscano di lavorare. Impegni quotidiani, che hanno valore certamente affettivo, sicuramente pratico, e indubbiamente economico. Per capire quanto bisogna pensare a cosa succederebbe se, appunto, tutto questo si fermasse.

L'indagine Istat

Quantificarlo al centesimo è impossibile. Una misura del fenomeno arriva però dall’ultima indagine Istat sulle reti di solidarietà. È un’indagine campionaria: non un censimento di chi presta aiuto, dunque, ma una stima statistica. Nelle quattro settimane che hanno preceduto la somministrazione del questionario, si stima che oltre 1,2 milioni di italiani con almeno 65 anni si siano occupati gratuitamente di bambini non conviventi: 832mila tra i 65 e i 74 anni e altri 403mila dai 75 in su. Non parliamo necessariamente di nonni e nipoti, perché la rilevazione non consente di stabilire il rapporto di parentela, ma è ragionevole pensare che per la maggior parte lo siano. Quel che è certo, è che quella scattata da Istat è una fotografia del lavoro di cura che continua ben oltre l'età della pensione.

Parliamo, letteralmente, di milioni di ore di impegno. Nel 2024 gli italiani ne hanno fornito complessivamente 461 milioni: aiuto gratuito a persone non conviventi nell’arco di quattro settimane (tutto compreso: dalla pulizia e gestione della casa al resto). Di queste, il 34,5% è stato destinato all’accudimento dei bambini. In questo caso si tratta dell’aiuto prestato da persone di tutte le età e il dato sulle ore, precisa Istat, è provvisorio. Non sono quindi «le ore dei nonni», ma di fatto raccontano quanto lavoro gratuito serva per tenere insieme la vita quotidiana delle famiglie.

E lo si vede soprattutto quando i genitori lavorano. Tra le coppie in cui la madre lavora e c’è almeno un bambino fino a 13 anni, quasi una donna su tre riceve qualche forma di aiuto gratuito da qualcuno che non vive in casa, e per la maggior parte si tratta proprio di aiuto nella gestione dei figli da parte dei nonni.

A Brescia

Anche per il Bresciano non esiste una rilevazione che permetta di contare quanti siano i nonni che si occupano dei nipoti. Sappiamo però che vivono 299.610 persone con 65 anni e oltre e 142.571 bambini fino a 13 anni: il rapporto è di poco più di due over 65 per ogni bambino.

Sulla base di questi numeri è possibile fare una stima. Se gli anziani bresciani avessero lo stesso impegno nell’accudimento rilevato dal campione nazionale Istat, staremmo parlando di circa 26mila over 65. 

Resta da capire quanto tempo occupi questo welfare invisibile. Un’elaborazione dei microdati Istat sull’Uso del tempo indica, tra le famiglie del Nord-Ovest che ricevono assistenza gratuita per i bambini senza ricorrere a babysitter a pagamento, una media intorno alle 10 ore a settimana. Anche qui non sappiamo quante siano fornite dai nonni. Ma sicuramente non siamo nel campo del mutuo soccorso tra mamme o dell’aiuto della vicina di casa: sono piuttosto un piccolo part-time nel perimetro familiare.

Proviamo a questo punto a dare un valore economico. Ai minimi contrattuali 2026 del lavoro domestico, considerando stipendio, tredicesima e contributi a carico della famiglia, acquistare dieci ore settimanali di assistenza costerebbe almeno circa 420 euro al mese. 

E allora, davvero, buona festa a tutti i nonni. Persone che danno alle famiglie un aiuto tanto evidente nella quotidianità quanto difficile da trovare nelle statistiche. Quel tempo non incide nei bilanci familiari o nei conti pubblici, ma è parte essenziale di una macchina organizzativa fatta di uscite da scuola, pranzi, pomeriggi e corse in palestra.

Per capire quanto conti, più che provare a dargli un prezzo, dovremmo immaginare a come sarebbe se, per una settimana, andasse in vacanza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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