Ex Baribbi, a Brescia le ruspe cancellano il palazzo di vetro e amianto

Della sua presunta rinascita si racconta ormai dal 2010, quando stava per essere ribattezzata «City of work», nient’altro che «Città del lavoro»: titolo insieme descrittivo e didascalico, in pieno stile letterario ottocentesco. Poi, è tornata a conquistare i riflettori una manciata di anni fa, nel 2021 per la precisione, quando i residenti del quartiere hanno iniziato ad insospettirsi per quegli strani via vai che, puntuali, corrispondevano anche a finestrini delle auto in frantumi e furtarelli fastidiosi. Fatto sta che l’aspettativa dell’ex Baribbi (già Iveco) di San Polo, ora, sembra proprio essere arrivata agli sgoccioli.
Gli indizi sono palesi: non ci sono più solo le reti arancioni – iconografia di quei «cantieri percepiti» che spesso illude chi guarda lo spazio cintato –: ci sono le ruspe, ci sono gli operai avvolti nelle tute bianche e iniziano ad accumularsi anche le macerie. Il vecchio gigante specchiato sta per essere sbriciolato. E, soprattutto, soppiantato.
Una lunga storia
L’area è un borgo di 40.943 metri quadrati vista parco Ducos 2, con affaccio anche sulla Questura, e riallaccia tra loro le vie San Polo, Tiepolo e Lonati. Lì, nel 2010, Alberto Leoni aveva immaginato di creare i laboratori dell’artigianato di lusso e gli uffici dei nuovi mestieri del futuro, tra ricerca e intelligenza artificiale: un polo con un piglio moderno, in sostanza.

Ma il progetto si è inceppato ed è rimasto imprigionato nei rendering patinati disegnati e vergati dallo studio di architettura Baresi. E così, quel gigante silenzioso, si è pian piano lasciato andare, scivolando sempre di più nella sua personalissima stagione decandente: vetri frantumati, finestre lastricate di cicatrici, qualche murale di denuncia, erbacce rigogliose che, via via, hanno preso sempre più piede.
Messa in sicurezza
A vedere ancora del buono in «lui» – dopo un fallimento e un climax di aste alle spalle – è stata la società Alba leasing, tutt’ora proprietaria della fabbrica dismessa in piena zona est. Cosa succede ora? La proprietà ha ingaggiato «Unica» per una prima fase dei lavori: la messa in sicurezza definitiva del sito.
Chi in questi giorni si è trovato a percorrere quel tratto di via San Polo non avrà potuto non notare i mezzi pesanti in azione: l’obiettivo è il palazzone di vetro, simbolo di quel comparto, che sarà letteralmente sventrato e cancellato, per evitare di ricorrere continuamente a sgomberi e per mantenere una volta per tutte la situazione sotto controllo. A cascata, in parallelo, si è messa anche in moto la rimozione (e, quindi, la bonifica) dell’amianto presente in grandi quantità nel sito (ecco perché gli operai indossano le tute bianche).
Futuro prossimo
La domanda sorge spontanea: una volta raso al suolo quasi tutto (le strutture in mattoncini rossi che si affacciano sul lato di via Francesco Lonati, per intenderci), cosa prenderà il posto della ei fu Iveco? Nel dettaglio ancora non si sa. Alba leasing, infatti, non si occuperà di una progettazione futura, «cederà» questa partita a uno sviluppatore che si accaparrerà lo spazio.
Delle interlocuzioni, però, sono già in corso – e a buon punto – anche con Palazzo Loggia. E partono da quanto già il Piano di governo del territorio prevede, vale a dire residenziale, circa 1.500 metri quadrati di commerciale e terziario. Ciò su cui si sta mediando è la versatilità di queste destinazioni d’uso, tradotto: la possibilità di avere un Piano attuativo elastico nella ripartizione delle vocazioni. Perché questo, sì, potrebbe condizionare gli operatori interessati a investire a San Polo. Convincendoli che quello è lo spazio giusto su cui puntare, oppure no.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
