Cronaca

Con l’auto della Locale a incontri hot, ex agente deve risarcire la Loggia

Già condannato penalmente, per la Corte dei Conti ha provocato un danno di immagine al Comune di Brescia e deve versare 20mila euro
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

L'ex agente utilizzava l'auto di servizio © www.giornaledibrescia.it
L'ex agente utilizzava l'auto di servizio © www.giornaledibrescia.it

Le notte a luci rosse con l’auto della Polizia locale – quando invece doveva rimanere al Comando – hanno colpito direttamente la credibilità del Comune di Brescia. Per questo un ex agente della Polizia locale di Brescia è stato condannato a versare all’amministrazione comunale 20mila euro. La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Lombardia ha accolto la richiesta della Procura regionale, riconoscendo il danno «arrecato all’immagine, al prestigio e al decoro dell’ente».

La vicenda risale al 2011

L’indagine interna era partita dopo che due agenti, durante un controllo notturno, avevano notato un’auto della Locale parcheggiata senza conducente nella zona industriale di Brescia. Poco dopo avevano visto il collega arrivare a piedi da una zona alberata e dirigersi verso la vettura. Gli accertamenti erano proseguiti con servizi di osservazione e pedinamento e con l’esame dei dati registrati dal sistema Gps installato sui mezzi della Polizia locale. Le verifiche avevano permesso di ricostruire diversi allontanamenti dal posto di lavoro durante i turni serali.

Al termine del processo penale l’ex agente era stato condannato per peculato d’uso, per aver utilizzato le vetture del Comando per fini privati, e di truffa aggravata, per aver abbandonato gli uffici «anziché dedicarsi alle mansioni d’ufficio o comunque di supporto alle pattuglie esterne». La condanna era poi diventata definitiva, anche se una parte degli episodi era stata successivamente dichiarata prescritta.

La sentenza della Corte dei Conti

Per la Corte dei conti, il comportamento ha provocato «un indubbio danno all’immagine del Comune di Brescia», anche perché la vicenda ha avuto «ampia risonanza nell’ambito dell’amministrazione, in ambito giudiziario e nei mass media». I giudici sottolineano soprattutto il ruolo ricoperto dall’ex agente.

L’appartenenza alla Polizia locale viene definita una circostanza «particolarmente significativa» per la capacità dei fatti di danneggiare il prestigio dell’amministrazione. Chi è chiamato ad assicurare l’ordine pubblico, si legge nella sentenza, «deve mantenere una condotta specchiata e immune da censure». E i reati contestati - truffa e peculato - sono considerati «gravissimi ed assolutamente inconciliabili con lo status rivestito». A pesare nella quantificazione del risarcimento è stato inoltre «il clamore mediatico suscitato dalla vicenda». Secondo il collegio, azioni di questo tipo producono una perdita di «credibilità e affidabilità dell’amministrazione al cospetto dei cittadini», alimentando il rischio che comportamenti individuali vengano considerati una prassi «diffusa ed usuale». La condotta dell’ex dipendente avrebbe inoltre mostrato «un evidente sprezzo dei doveri di lealtà e fedeltà» legati al rapporto con la pubblica amministrazione.

La Corte ha quindi disposto il pagamento di 20mila euro in favore del Comune di Brescia. La somma dovrà essere rivalutata a partire dal 13 gennaio 2020, data del passaggio in giudicato della sentenza penale, e sarà maggiorata degli interessi legali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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