Il fatto è accaduto il 2 luglio. Stava prendendo un gelato quando, all’improvviso, il powerbank usato per alimentare il cellulare è esploso all’interno del marsupio che portava a tracolla, procurandogli ustioni di secondo e terzo grado. È la brutta avventura vissuta e raccontata da Patryk Rossi, 30 anni, di Capriolo. «Voglio raccontare questo episodio perché spero che la mia brutta esperienza possa essere utile per sensibilizzare le persone sui possibili rischi legati all’utilizzo dei powerbank e, più in generale, dei dispositivi elettronici con batterie al litio».
L’episodio
Racconta il trentenne: «Mentre mi trovavo a Besnate con mio zio, stavamo semplicemente mangiando un gelato. Indossavo un marsupio nel quale avevo riposto il mio powerbank, un modello di fascia alta, acquistato qualche mese fa, costoso e che non aveva mai dato alcun segno di malfunzionamento. All’improvviso ho sentito un rumore simile alla miccia di un fuoco d’artificio. Nel giro di pochi istanti il powerbank è esploso, sprigionando una fiammata che mi è arrivata fino ai capelli. Preso dal panico, ho cercato di togliermi il marsupio il più velocemente possibile, ma nel frattempo hanno preso fuoco la maglietta e mi sono procurato ustioni al torace, al ventre, alle mani e alle braccia».
«Sentivo un forte dolore per la scottata e, preso dal panico, ho visto un negozio di parrucchiera, sono entrato e ho messo immediatamente le mani sotto l’acqua del rubinetto del lavandino. Le persone presenti erano comprensibilmente sconvolte e inizialmente non riuscivano a capire cosa fosse successo. Poco dopo è arrivata l’ambulanza, che mi ha trasportato in ospedale. I medici mi hanno diagnosticato ustioni di secondo e terzo grado. Dopo le cure sono stato dimesso con l’indicazione di rivolgermi entro 72 ore a un chirurgo plastico per il proseguimento delle cure».
La riflessione
«Ora sto affrontando il percorso di guarigione, ma continuo a pensare a quanto sarebbe potuta andare peggio se l’esplosione fosse avvenuta mentre ero alla guida o se avessi avuto in braccio mio figlio di cinque mesi: le conseguenze avrebbero potuto essere drammatiche».
Da qui l’appello: «Ho raccontato quanto accaduto affinché si presti attenzione. Il mio unico obiettivo è fare prevenzione. Se anche una sola persona, leggendo questa testimonianza, adotterà qualche precauzione in più o eviterà una tragedia, allora dare un senso a quanto mi è accaduto sarà più facile».



