Un murale dipinto insieme può aiutare a ricostruire il rapporto tra chi ha commesso un reato e la comunità. Per sostenere questo percorso ieri la cantante Elisa Toffoli è arrivata a Brescia, partecipando all’inaugurazione dell’opera realizzata alla scuola Santa Maria Bambina di San Polo. Presidente della Fondazione Lotus, impegnata nella rigenerazione ambientale e sociale, Elisa ha poi raggiunto la Cattolica per la presentazione dei risultati di «Messa alla prova in università», il progetto da cui è nata l’esperienza. Al convegno nel campus di Mompiano era presente, in rappresentanza del Comune, l’assessore alla Sicurezza Valter Muchetti. Il murale è nato dal lavoro dei ragazzi con la comunità, i mediatori dell’Istituto di Mediazione familiare e sociale e l’artista Lorenzo Panigalli.
Elisa e l’ambiente
Per Elisa la cura dell’ambiente e quella delle persone appartengono alla stessa visione. Apprezza le «esperienze cucite addosso» e l’attenzione alla situazione individuale, che riconosce come «una grande forma di cura, di attenzione» in un sistema dallo sguardo «pericolosamente superficiale sulle persone». A emozionarla è la collaborazione tra realtà diverse per «ridare luce, bellezza, speranza». Il desiderio è continuare a unire punti e voci dei giovani: «Il sogno è che sia l’inizio».
Il progetto in UniCatt
Coordinato da Giancarlo Tamanza, direttore del Servizio di Psicologia clinica e forense della Cattolica, il progetto «Messa alla prova in università» intreccia sostegno psicologico, formazione, confronto sulle conseguenze del reato e attività con il territorio. Imparare una lingua, comporre musica o dipingere diventano occasioni per acquisire competenze e costruire relazioni. La ricerca presentata restituisce i risultati delle due edizioni: 15 giovani coinvolti, tra i 17 e i 19 anni, e 16 percorsi avviati, perché un ragazzo ha partecipato a entrambe. Quattordici sono stati completati. Tra i dodici ragazzi valutati, otto hanno mostrato minori difficoltà nella gestione delle emozioni e sei un miglioramento dell’autostima. La durata dei cambiamenti andrà verificata nel tempo.
I commenti
Tamanza sottolinea anche la partecipazione spontanea di genitori e gruppi di quartiere, accanto alla collaborazione tra istituzioni e privato sociale. «Ora si tratta di capire se è possibile portare a regime una serie di attività». L’obiettivo è sostenere il recupero dei ragazzi attraverso spazi e relazioni nella comunità. Per Laura D’Urbino, presidente del Tribunale per i minorenni di Brescia, «a distanza di mesi o di anni vediamo un ragazzo diverso». Un’opportunità preziosa in un quadro di disagio crescente: «Siamo travolti da casi di ragazzi sofferenti». Servono interventi sui bisogni dei giovani e sulle famiglie, mentre le risorse dei servizi sono insufficienti.



